L'Arcante è il nome del mensile pubblicato dall'Ais Lombardia. La nuova testata ha esordito a novembre. Nel primo numero c'era una recensione di Luciano Gigli che qui riporto.
"Andrea Scanzi, giovane giornalista, scrittore sommelier e degustatore ufficiale Ais. Solo un toscano poteva scrivere un libro così serio e ironico con quella capacità di credere seriamente ma con autoironia in ciò che si crea.
Il libro è indirizzato sia agli addetti ai lavori che a semplici consumatori e la seconda edizione è ormai prossima (ci siamo già arrivati!, NdR). Se l'autore avesse mantenuto il titolo originario Profondo rosso, l'"invecchiamento" sarebbe stato anche inquietante.
Nella sovracopertina è scritto: "La cosa che amo del vino è quello che mi fa capire. La verità è che amo pensare alla sua vita. Il vino è un essere vivente. Amo immaginare l’anno in cui sono cresciute le sue uve: se c’era un bel sole, se pioveva. E amo immaginare le persone che hanno vendemmiato e curato quelle uve. E se un vino è di annata, penso a quante di loro sono morte".
Il libro è un viaggio, scritto con uno stile cordiale che inizia con la formazione come sommelier per girovagare tra i produttori di vino d'Italia di cui l'autore ci presenta la personalità. Il vino e il suo "autore" si assomigliano.
Sono presenti i grandi vini e quelli che sono autentica espressione di un produttore e di un territorio e il viaggio prosegue attraverso la storia e la realtà ampelografica italiana di oggi nel mondo del vino carico di promesse ma non privo di ombre.
il sottotitolo accattivante promette di condurre il lettore alla ricerca e alla scoperta dei dieci migliori vini italiani, ma il libro ne propone molti di più. Il linguaggio con cui vengono proposti è quello della passione, di chi il vino lo ama, lo segue, lo considera un "essere vivente" con cui nasce una profonda amicizia che, come nelle amicizie vere, qualche volta giustifica anche i "difetti".
Il vino si evolve, si diversifica, cambia come gli uomini, anche la trasformazione del vino è molto simile a quella umana; anche gli uomini migliorano con l'"invecchiare"? Più che l'elogio dell'invecchiamento, si potrebbe dire che il libro è l'elogio della "trasformazione", fino a raggiungere il punto più alto che spesso fa del vino dei veri e autentici capolavori.
Quello che Andrea Scanzi dice non è mai ovvio e induce il lettore a riflettere sul suo personale rapporto con il vino. L'autore è orgoglioso di appartenere alla famiglia dell'Ais che con competenza, amore per i vini, serietà dei libri di testo, vitalità associativa e studio applicato al vino e al suo abbinamento con il cibo fa dell'associazione un precursore. Il sommelier per Scanzi deve essere un comunicatore, un istruttore solidale, un compagno di bevuta, non un guru astruso. Per chi vuole apprendere e scoprire il mondo enologico, la strada migliore resta quella dei tre corsi Ais.
Il vino è uno splendido compagno di viaggio, una continua scoperta, un insostituibile cavatappi dell'anima. Come diceva Aimé Guibert in Mondovino, "ci vuole un poeta per fare un grande vino".