Con la scusa dei miei primi 35 anni, festeggiati sei giorni fa, ho avuto modo di degustare alcuni vini.
Ecco la recensione.
Bricco Appiani 2003 Flavio Roddolo ****+. Vino di cui ho già parlato più volte. In questo caso si trattava di una (rara) magnum. Semplicemente straordinaria. Cabernet Sauvignon di Langa: un azzardo riuscito.
Alto Adige Lagrein Porphyr Riserva 2005 Cantina Terlano ***+. Un Lagrein tipico per frutto e naturale morbidezza. Non freschissimo, ma rispecchia il vitigno. Bottiglia ambiziosa e probabilmente bevuta anzitempo (mea culpa). Il Lagrein resta un ottimo vino per non scontentare nessuno.
Vigna Migliolungo Cantina di Arceto ***+. Altro vino di cui spesso ho parlato. Un Lambrusco emiliano, zona Arceto di Scandiano, realizzato con 40 cultivar antichi (e quasi estinti). Le precedenti annate mi erano forse sembrate con maggior carattere, ma la bottiglia - ora poi che arriva l'estate - è di quelle assai adatte per nobilitare il Lambrusco come merita.
Barbera d'Alba 2004 Quass Pecchenino ***. Qui ho sbagliato io, l'ho bevuta dopo il Bricco Appiani 2003 che avrebbe ammazzato (quasi) chiunque. Però resto dell'idea che Pecchenino dià il meglio di sé con la variegata pattuglia di ottimi Dolcetto di Dogliani. Barbera e Nebbiolo, pur ben fatte, le metto un po' dietro.
Cinque Terre 2006 Walter De Battè ***++. Uno dei grandi miti dei vinoveristi, De Batté è un passionale interprete della zona delle Cinque Terre. Il suo Sciacchetrà, raro e impegnativo, è semplicemente superbo. Di grande originalità e carattere anche questo bianco non facile a trovare (solo 1450 bottiglie), che incanta anzitutto per la sapidità - la cifra di De Battè - e una ricchezza di profumi che impone una temperatura di degustazione sui 16 gradi (invece dei soliti 12 - o meno - per i bianchi comuni). Grande persistenza, colore "nervoso" come la sua evoluzione gusto-olfattiva. Non da tutti, non per tutti, ma molto intrigante.
Morellino di Scansano 2004 Arsura Poggio Brigante **+. Non c'è niente da fare, con i vini toscani sono destinato a ricevere più delusioni che godimenti. E sì che anche questo Morellino mi era stato caldamente consigliato dalla Enoteca di Castiglione della Pescaia. Però è il solito vino moderno, facilone e alla lunga stucchevole. Meno "stancante" di altri, ma poca anima e ancor meno originalità.
Il Pendio Pinot Nero del Sebino 2004. ***+. Una delle bottiglie più caldeggiate da Sandro Sangiorgi e il suo mai troppo lodato Porthos. Un Pinot Nero della zona di Franciacorta, dove di solito questo cultivar è usato per la spumantizzazione e non per Pinot Nero ambiziosi e in purezza. Questo fa eccezione. Elegante, fresco, con note "smaltate" ed eteree, struttura snella e bouquet come si deve. Non grido al miracolo - preferisco i migliori Pinot Noir altoatesini - ma scovatelo. Non vi deluderà.
Taurasi 2001 Riserva Lonardo ***+. Il Taurasi è vino spinoso, tannino ruspante e quindi gran voglia di ingentilirlo con sofisticazioni e pesanti interventi in cantina. Questa bottiglia, come il Pendio 2004, l'ho trovata alla Taverna Pane e Vino di Cortona, decisiva per la stesura di Elogio e caratterizzata da una carta dei vini molto spostata verso i vini naturali. Il Taurasi di Lonardo, vigneron veri, è senza mediazioni. Sin troppo tipico e territoriale. Ha 8 anni ma è ancora giovanissimo. Il tannino aggredisce la bocca e rende quasi impossibile la sua bevuta in una degustazione senza cibo. Di contro, in abbinamento con secondi succulenti e strutturati è molto appagante. La solita storia: se abbiamo tempo per aspettarli, questi vini diventeranno superbi. Se abbiamo fretta, capisco chi cerca scorciatoie.
