Tutto pensavo, nella vita, fuorché "festeggiare" un compleanno (il 34esimo, sigh) con Filippo Facci e Maurizio Gasparri. Devo ammettere che conosco compagnie migliori.
E' accaduto invece ieri sera a Matrix, nella ennesima puntata dedicata a Beppe Grillo.
E' nota la mia immensa e sincera stima per Facci, che ritengo - come ho scritto in Ve lo do io Beppe Grillo - uno straordinario marker al contrario: se lui pensa una cosa, è salvifico e giusto avere un'opinione diametralmente opposta. Il giorno che la penserò come lui anche solo sulle virgole, o sulle acconciature maschili, mi dedicherò vita natural durante al backgammon.
Su Grillo (e Luttazzi), Facci ha detto e scritto cose orrende. Ieri ci siamo visti de visu per la prima volta. Ne avremmo fatto entrambi a meno. Enrico Mentana ha provato a presentarci, ma non ci siamo neanche stretti la mano. Facci ha detto: "No no, inutile conoscersi, lui ha scritto un sacco di cazzate su di me e devo fare l'offeso".
Quando Mentana mi ha presentato in trasmissione, ha detto "giovane giornalista molto bravo di cui si parla un gran bene". Facci, subito, ha esordito con un "Chi ne parla bene?". Ed io: "Di sicuro non te".
Ho temuto in una riedizione aggiornata della disfida Sgarbi-Travaglio, e al mio primo intervento ho ribadito di non condividere nulla di Facci, ma dall'altra parte ho riscontrato una inusuale quiete (chiamiamola così). Facci si è solo limitato a dire una cosa tipo, "Secondo Scanzi io sarei solo una marionetta di Berlusconi". Ma noooo, Facci, figurati se vado a pensare una cosa simile. Scherzi?
Avevo il solito look da tamarro intonato. Sono intervenuto 3 volte, non ho rivisto la registrazione ma mi hanno detto che, mentre parlavo, Gasparri strabuzzava gli occhioni (wow) e Facci scrollava l'aurea facci(a). Se avessero annuito mi sarei preoccupato.
La trasmissione ha provato ad analizzare il tema degli inceneritori (chiamarli "termovalorizzatori" è un altro modo di mischiare le carte). Per quanto abbia posizioni vicine a Grillo, lo studioso ed esperto di nanoparticelle Stefano Montanari, presente in collegamento, non mi ha convinto appieno: molto competente, ma troppo vittimista. Questo atteggiamento in tv non paga.
C'era anche Maurizio Gasparri, che già avevo "apprezzato" a L'infedele da Gad Lerner. Gasparri è in pieno Viagra elettorale. Ripete dalle 100 alle 1000 volte a puntata che "noi abbiamo vinto, QUINDI abbiamo ragione". Il sillogismo gasparriano è straordinario: "La gente ci ha votato, QUINDi la Legge Gasparri è una buona legge"; "Il centrodestra ha vinto QUINDI Grillo è il vero trombato di queste elezioni"; "Lo scienziato vicino a Grillo (Stefano Montanari) ha preso lo 0 percento, QUINDI non è credibile come scienziato". Ma che ragionamento (fascista?) è? E il bello è che nelle pause della pubblicità, Gasparri tentava di convincere me e Antonio Di Pietro (il cui lessico è qualcosa di misteriosamente e meravigliosamente gaddiano) della veridicità dei suoi ragionamenti.
La puntata mi è parsa meritevole, se non altro, per il tentativo di analizzare i contenuti di Grillo, ad esempio sui termovalorizzatori e sullo scontro con Umberto Veronesi. Peccato che, alla fine, Gasparri abbia meschinamente tirato fuori la condanna per omicidio colposo di Grillo per l'incidente stradale nel 1981. Non è un mistero, ne ha parlato Grillo in un post di 2 anni fa (La paga di Giuda), ne ha scritto il New Yorker, ne ho scritto io, ne ha stra-scritto Facci e tanti altri. Tirare fuori questa (tragica) storia come "argomento politico" è solo uno dei tanti metodi per disinnescare Beppe Grillo (altri, nell'ordine, sono: è troppo ricco, ha avuto la Ferrari, ha avuto la barca, ha usufruito di un condono tombale, è tirchio). Immagino che presto i Meet-Up metteranno su Youtube l'attacco di Gasparri, al quale io e Di Pietro abbiamo provato ad opporci.
Su Grillo ho io stesso dei dubbi, in termini di toni e di risoluzioni, che ho affrontato nel libro e che cerco di argomentare nei dibattiti televisivi e radiofonici: la sensazione, però, è che i "contenuti" di Grillo facciano paura a molti, dal centrodestra (e ci sta) al centrosinistra (e ci sta un po' meno: mi riferisco, e l'ho detto anche ieri sera, a certi editoriali sentenzian-trancianti dei vari Eugenio Scalfari, Francesco Merlo e compagnia cantante).
Senz'altro il libro sta facendo parlare molto, più di quanto pensassi. Stamani sono stato in collegamento con Giulia Fossà a Nudo e Crudo (RadioUno) e sabato Giampiero Mughini ne ha lungamente discorso in un articolo in prima pagina su Libero. Il sunto del suo discorso era: stimo molto Scanzi, "eccellente giornalista mai banale", ma non condivido nulla della sua stima per Grillo. Anch'io stimo Giampiero, che nei miei confronti ha sempre avuto una correttezza rara (ancor più in questo ambiente), è uomo di acume e cultura che 20 anni fa in Compagni addio non aveva scritto certo sciocchezze, ma nello specifico-Grillo nemmeno io condivido il suo definire "pezzenti" i grillisti ed "eroe" Vittorio Sgarbi.
Eppure le parole le sai usare, Giampiero (sei uno dei pochi che usa ancora termini come "belluino" e "tonitruante", del resto). Non c'è nulla di pezzente (al massimo un po' di ingenuità) nello sperare che esista una "terza via" diversa dal veltrusconismo, e men che meno non c'è NULLA di eroico nel dare del "pezzo di merda" a un collega, nel negare che Enzo Biagi è stato cacciato dalla Rai e nello sclerare di continuo in tv, come ha fatto e fa il per nulla eroico Sgarbi.
Domani tornerò a parlare di vini, in particolare della cena-presentazione di sabato prossimo a Candiana (Padova).
Stay tuned.