Elogio dell'invecchiamento

Il blog ufficiale del libro "Elogio dell'invecchiamento" di Andrea Scanzi, edito da Mondadori.
giovedì, 06 dicembre 2007

Vecchioni, il cantautorato e l'Amarone

VecchioniSigaro_200

Questo blog non parla di musica ma di vino. Ciò nonostante, trovo giusto dare la mia risposta “definitiva” sulla querelle-Vecchioni, considerata la quantità di messaggi (invero un po’ troppo simili tra loro) scaturita da una mia inchiesta sui cantautori pubblicata lunedì 26 novembre su La Stampa, Cantautori, razza al tramonto?.

L’attacco-spam dei vecchioniani a questo blog J rende “necessario” questo post (ah, detto per inciso: i commenti dei vecchioniani - tutti anonimi o con nomi non verificabili, ça va sans dire - sono strepitosi). Ai naviganti enoici, dico di reputare questo post una parentesi musicale più o meno dotta, più o meno faceta.

Ora: mi sono laureato (in Lettere) sui cantautori sette anni fa, quando in pochi avevano il coraggio di sdoganarli a livello letterario. Ho seguito Giorgio Gaber fin dal 1991, conoscendolo personalmente nel 1999 e ammirandolo smisuratamente (un intellettuale di devastante grandezza). Faccio parte della giuria del Club Tenco da 4 anni, sono critico musicale da 10 anni, un anno e mezzo fa ho scritto il ritratto autorizzato di/con Ivano Fossati. Tutto questo per dire che, con buona pace dei vecchioniani, ho una certa cognizione di causa sul fenomeno cantautorale italiano (non è un vanto, è una tara familiare: mio padre mi ha cresciuto fin da piccolo con Girotondo di Fabrizio De André, con tutte le turbe che ne sono conseguite).

Roberto Vecchioni è un uomo coltissimo. L’ho perfino intervistato sette anni fa per il defunto settimanale Rigore, mi parve meno “antipatico” di quanto apparisse in tv (al tempo straparlava con ostinato fervore di Inter nel Quelli che il calcio condotto da Fabio Fazio). E' persona intelligente, buon affabulatore. E’ sempre stato uno dei pochi a spendere parole giuste e precise nelle varie – quasi sempre odiose – rimembranze dedicate a Gaber e De André: dote rara. Come professore è impeccabile, meritorio, lodevolissimo. “Purtroppo” fa anche il cantautore.

Dico (ironicamente) “purtroppo” perché la carriera musicale di Vecchioni mi è sempre parsa lo “spot peggiore” per i cantautori, racchiudendo tutti quegli stilemi antiquati e un po’ bolsi del “genere”: testi dotti ma tronfi, arrangiamenti nenia, toni da “ora ti insegno a vivere”. Esattamente ciò che, dei cantautori, pensa tutto quel folto esercito di “rockettari” (generalizzo) che ha sempre bollato come sterilmente intellettualoide (e dannatamente palloso) il cantautorato.

Non ho alcuna remora (io come altri) nell’affermare che, dal 1980 a oggi (VENTISETTE anni), Vecchioni ha aggiunto pochissimo alla musica italiana. Luci a San Siro è del 1971, il suo disco migliore (Samarcanda) del 1977. Gli si possono “condonare” Calabuig e anche Ipertensione (pensate un po’, ne posseggo addirittura gli Lp, o per meglio dire li possiede mio padre). Dal 1980 a oggi ha “indovinato” veramente solo due dischi, Blumùn e Milady. Questo dato, del quale sono convintissimo, mi basta e avanza per affermare che Roberto Vecchioni, di per sé mai primattore in quella galassia spesso eccelsa di cantautori (di prima e seconda generazione) italiani, da anni – anzi DECENNI – non brilla per genialità.

Certo, sa scrivere testi, per quanto sempre un po’ “dall’alto”, vergati ed enunciati da uno che non manca mai di sottolineare che “lui sa” e per questo “Insegna” agli altri (“mi spiega che penso e bevimmo ‘o cafè”, cantava De André). Il punto è che – me lo confermava anche Riccardo Cocciante in una recente intervista – i cantautori di rado hanno saputo far convivere ad alti livelli musica e testi. A Vecchioni, questo, non è riuscito quasi mai. Testi ben scritti, scientemente colti, ma arrangiamenti “fieramente” soporiferi. Vecchioni mi pare decisamente troppo “claudiolollista” come concezione di cantautore. Il classico cantore farraginoso, lento e cantacronichista che piace a La Brigata Lolli (intesa come sito) e Giorgio Maimone (inteso come Maimone). Uno dei problemi dei cantautori (e dei loro sussiegosi esegeti) è che non hanno capito la differenza tra il “colpire a sangue il sonno mentale dell’italiano medio” (così scrisse Salvatore Quasimodo di Luigi Tenco) e il “mettere sonno letargico e basta”.

rabbiastelle

Sbaglierò io, ma ho sempre avuto un concetto “completo” di cantautore, inteso non solo come paroliere ma anche come musicista finissimo: penso a Paolo Conte, a Ivano Fossati, a Vinicio Capossela, al Battiato pre-Manlio. Vecchioni, musicalmente, è sempre rimasto (troppo) indietro. Gaber diceva che “le canzoni se annoiano son di sinistra”: di sicuro Vecchioni è un artista molto di sinistra.

Di rabbia e di stelle: leggo che per i vecchioniani (anonimi) di questo blog è da ritenersi un capolavoro. Ne prendo atto. Del resto c’è gente che ritiene bello il gioco di Andreas Seppi, a conferma che il mondo non è vario ma “varissimo”. Io l’ho ascoltato e riascoltato (Di rabbia e di stelle, non Seppi) e non faccio fatica a ritenerlo meno irrisolto de Il lanciatore di coltelli (autoreferenziale fin quasi allo snervamento) e Rotary Club of Malindi, ingenua sbornia african(ist)a. Qualche brano riuscito, per quanto già sentito, c’è (Amico mio, Neanche se parli in cinese), altri episodi sono di una esilità disarmante (O amore amore amore, La ragazza col filo d’argento). In termini di voti mereghettiani, non gli darei più di una stella e mezzo su quattro, forse due (oh, è il mio parere, mica il Verbo).

A me fa davvero PIACERE che Roberto Vecchioni abbia ancora i suoi fans, i suoi devoti spazi mediatici, i suoi tour, la sua carriera. Gli auguro ogni fortuna. Mi chiedo, però: deve piacermi obbligatoriamente? Posso dire quello che moltissimi colleghi sussurrano da decenni ma non sempre hanno il coraggio di scrivere o affermare pubblicamente? Se il Re, oltre a non divertirsi (fin dal ’73), è pure un po’ nudo, devo per forza fingere che indossi il più impeccabile degli smoking?

Nessuna crociata, la mia. Per carità. Oltretutto l’articolo che ha fatto infuriare i vecchioniani (anonimi) di questo blog, e che Vecchioni stesso (mi dicono) ha personalmente commentato, era come detto un’inchiesta sui cantautori globalmente valutati (e le critiche/riflessioni non erano solo mie ma di colleghi navigati quali Edmondo Berselli, Riccardo Bertoncelli, Luca Sofri, Enrico De Angelis ed Enrico Deregibus). Qualsiasi disco di Vecchioni fa comunque meno “danni” del 90 percento della “brutta musica fatta solamente con la batteria”, genere Mtv e affini.

Ciò detto, pensavo e penso che tra Vecchioni e De André (ma anche Gaber, Fossati, Conte, quasi tutto De Gregori, tutto Capossela, il Battiato pre-1995, etc.) ci sia non un abisso ma – almeno – due o tre. Senza avere alcuna pretesa di possedere la Verità, ho l'ardire di sostenere che un’Aida di Rino Gaetano vale tutta l’opera omnia di Vecchioni. Anzi, di più.

 

P.S. Se Roberto Vecchioni fosse un vino, secondo me sarebbe un Amarone (ma non di Quintarelli, e nemmeno di Bertani).

 

P.P. S. Ho anche letto, sempre in questo blog e sempre per via anonima, che Dalla pelle al cuore di Antonello Venditti sarebbe (pure questo) un capolavoro. Diamine, e io che credevo di vivere in un’epoca non molto generosa quanto a epifanie artistiche. Mi chiedo: se suddetti dischi sono da ritenersi indiscutibilmente capolavori, stille di saggezza, perle rare di poesia, e se la colpa di chi non li apprezza è la mancanza di un “retroterra emotivo” (questa è me-ra-vi-glio-sa), Libertà obbligatoria e C’era una volta in America cos’erano, manifestazioni terrene di Dio? J

postato da AndreaScanzi alle ore dicembre 06, 2007 14:59 | Permalink | commenti (17) / commenti (17) (pop-up)
categoria: andrea scanzi roberto vecchioni


Commenti
#1    07 Dicembre 2007 - 13:54
 
Ah, Girotondo eh...
per me De Andrè è stata una scoperta (diciamo pure LA scoperta) tardo adolescenziale, verso i 15 anni diciamo, ed è stata una malattia contagiosa che mi ha colpito inesorabilmente insieme a mio padre e a mio fratello.
a proposito di "influenza paterna", son 10 giorni che mi chiedo con terrore cosa posso avere provocato nella testolina del mio piccolo di 2 anni e mezzo che, come sai, gira ora per casa cantando a squarciagola "Ahi Maria"... come minimo diventerà uno sciupafemmine e sarà solo colpa (colpa?) mia.
concordo con (quasi) tutto quello che sta scritto nel tuo pezzo... se ci saranno altri interventi sui cantautori non mancherò di leggere e, nel caso, partecipare.
buona giornata
Massimo (Speedy... l'avevi capito da un pezzo)
utente anonimo

#2    09 Dicembre 2007 - 16:41
 
Apprezzo Vecchioni, ma non sento il dovere di difendere ogni suo lavoro. Ci sono molti artisti che non sono capaci nemmeno di ricopiare se stessi, hanno brevi momenti di lucidità creativa che magari difficilmente si ripete. Certo non posso non salvarlo se lo relaziono al panorma italiano musicale. Oggi siamo sommersi da testi post - adolescenziali in cui si gira intorno a parole che andrebbero bandite per quanto vengono usurate: "amore", "fragile", "anima", "per sempre", "poesia", "angelo", "bella", "brutta" ecc.. Non si lavora più sul testo quanto prima, non si usa fare una scelta del vocabolo, non si cerca di capire quanto una parola è evocativa. Diverse volte nelle canzoni dei "Modà" ho sentito cantare di quanto fossero poesie i loro testi. Ma lo stesso discorso vale per altre band come le Vibrazioni, Cremonini, per non parlare dei testi sempre uguali di Pausini, Meneguzzi, D'Alessio. Cerdo dunque che un autore come Vecchioni, in un contesto musicale italiano, possa ancora definisrsi un cantautore, ma effettivamente se bisogna relazionarlo a quelli che dovrebbero essere i suoi colleghi, la questione si fa più complessa. Certi lavori compositivi, come quello di De Andrè, sono da considerare come punto d'arrivo di uno stile. Punte di diamante di una categoria di artisti chese non è completamente scomparsa, ci manca poco e che comunqe riceverà un colpo di ghigliottina dal mercato. E' infatti interessante discutere se io cantautorato è scomparso o meno, forse esiste ancora tra i muri di una stanza di anonimi cantautori, ma a livello di mercato e d'amore sta sparendo. "La mia generazione ha perso" cantava Gaber.
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#3    09 Dicembre 2007 - 18:07
 
caro Scanzi non ho lasciato un commento anonimo volutamente, credimi...
te lo riporto e te lo firmo:
scrivo qui solo per sottolineare quanto scarsa si dimostri la professionalità di un giornalista che scrive tale articolo,con una leggerezza inaudita. prima di sparare c-----e su cantautori come Roberto Vecchioni, grande comunicatore di emozioni, di canzoni-vita, ci vorrebbe davvero un uomo di cultura,o un uomo che avesse vissuto la sua vita, quale lei non può essere, mi sembra ovvio.
lei non ha ricevuto come direbbe il Prof. Vecchioni un'adeguata educazione emotiva, lei è uno che non solo non sa calcolare le sue emozioni, ma non sa neanche fare il suo mestiere perché le sue parole non sono spinte da sana critica musicale, ma da pochi resoconti fatti "tanto per fare", quindi a mio parere inutili.
vengo a conoscenza di questo articolo sulla musica Di Vecchioni solo perché lo ha messo in evidenza lo stesso Roberto e non perché la sua fama di giornalista la preceda, per me non esisteva prima, e non esisterà da oggi in poi.
il suo parere sulla vera musica(poesia) è solo polvere.
P.S: ma non è che ha scritto tale articolo perché nella canzone "Questi fantasmi "si sente chiamato in causa?e le brucia un po'

non ho paura delle mie idee, soprattutto perché prima di scrivere ci penso.
Valentina G.
utente anonimo

#4    13 Dicembre 2007 - 11:59
 
Sig. Scanzi, sono appassionato di musica (e cantautori) da sempre, faccio un programma radio e so bene che ognuno ha i propri gusti e lei è libero di avere i suoi. Un paio di cose però le confuterei, innanzitutto dell'articolo incriminato: già per il fatto che dà rilevanza a due commenti fuori posto: nel primo si cita inappropriatamente Jovanotti, nel secondo allorché si salva Paolo Conte. Niente da dire sull’artista in sé, ma lo stesso Conte ha detto di aver realizzato solo un album negli ultimi dieci anni e più perché gli è venuta meno l’ispirazione, quindi citarlo tra quelli che hanno ancora qualcosa da dire appare fuori luogo. Idem accomunare tre percorsi così diversi come quelli di Vecchioni, Venditti (anche a me non piace l'ultimo) e Battiato.
Come mi è spiaciuto l'interento di Manfredi. Evidentemente lui, preso ormai dal creare fumetti (l'ottimo Magico Vento e il mal riuscito Volto Nascosto), la musica la ascolta solo facendo altro e della creatività attuale non si rende conto.
Probabilmente non conosce autori come ad esempio Moltheni e Adriano Modica.
E così cade nel vezzo presuntuoso di esprimere una propria inclinazione in forma di dogma.
Che è un po' quello che fa lei.
Ma ci sono due sue frasi rivelatrici: la prima è accostare Vecchioni a Lolli (!), autori indubbiamente molto differenti; la seconda è quando giudica i toni vecchioniani da “ora ti insegno a vivere”. A questo punto, se lei non ha colto tutta la carica di dubbi e fragilità manifesta nell'opera del prof., evidentemente la sua sensibilità al riguardo un po' difetta.
E ne inficia il giudizio.
Un saluto,
Marco
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#5    13 Dicembre 2007 - 13:21
 
Caro Marco, proprio in virtù del fatto che conduce un programma radio dovrebbe sapere che i virgolettati sono sacri (e andrebbero, quantomeno, rispettati e notati).
Ora: io non so se al suo monitor e a quello dei vecchioniani più oltranzisti mancano le virgolette, ma l'ultimo commento - quello sulla musica per ascensori - NON è di Gianfranco Manfredi ma di Edmondo Berselli, come appare chiaro fin dal sottotitolo de La Stampa.
Già solo questo suo prendere lucciole per lanterne, per parafrasarla, "inficia il suo giudizio".
Al tempo stesso, un giornalista che fa un'inchiesta e CANCELLA di sua iniziativa le parole degli intervistati, solo perché non le condivide, è un cattivo giornalista. Mi spiego: se Luca Sofri cita Jovanotti, è liberissimo di farlo (e per me non ha torto). Se Enrico Deregibus cita Paolo Conte, è liberissimo di farlo (ah: della mancanza di ispirazione che l'ultimo Conte ha egli stesso ammesso, ho parlato più volte, in articoli sulla Stampa e Mucchio Selvaggio come pure nel Volatore di/con Fossati; va da sé, poi, che il "peggior" Conte vale comunque 100 volte qualsiasi Vecchioni).
Quello che per lei è "inappropriato", non è di per sé "dogma" (e così la ri-cito).
Magico Vento piace anche a me. Gianfranco Manfredi è persona molto colta (ma, ripeto, non l'ho mai contattata: è Berselli che ne cita una lontana affermazione su "quanto dura" l'ispirazione vera).
Non so se Manfredi conosca Moltheni e Alberto Modica. Né so se conosce altri cantautori "nuovi", meritevoli, come Max Manfredi e Pino Marino.
Non accosto Vecchioni e Lolli. Ho fatto un parallelismo (ironico) sulla loro poca attenzione agli arrangiamenti, su una concezione "liturgica" e "messianica" di canzone, come se la musica fosse un inutile orpello. Una mia opinione, come le altre: non certo un Dogma.
Va da sé che, per coerenza e piena cognizione di se stessi, non paragonerei mai Vecchioni e Lolli, perché non ci sarebbe gara tra i due. Vincerebbe il secondo.
Grazie del contributo.
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#6    13 Dicembre 2007 - 15:07
 
Beh, per prima cosa mi scuso per l’equivoco su Manfredi (e tutto sommato mi fa piacere vista la mia stima per lui), mi sono perso tra
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#7    13 Dicembre 2007 - 15:08
 
Beh, per prima cosa mi scuso per l’equivoco su Manfredi (e tutto sommato mi fa piacere vista la mia stima per lui), mi sono perso tra le diverse virgolette. Per cui a questo punto la domanda che ponevo è da girare a Berselli (mentre a lei preciso che Modica fa di nome Adriano come ho scritto sopra, non Alberto… come vede qualcosa leggendo sfugge pure a lei… o è il suo monitor che le modifica i nomi?). Riguardo la non cancellazione delle parole degli intervistati siamo d’accordo; il guaio è il come sono posizionate: fuori luogo rispetto alla tesi che dovrebbero sostenere, senza che vi sia un rilievo di ciò. Mancanza di rilievo che, essendo curatore dell’articolo, la fa apparire compartecipe. Tesi tra l’altro in sé discutibile; e questo aldilà del giudizio mirato su Vecchioni che a quanto pare a lei proprio non piace (con tutto il diritto, ma le riporgo l’inciso sulla “sensibilità” con cui chiudevo il mio precedente post; il che si badi non è un appunto negativo in assoluto, ma nello specifico). Il punto è che se nella canzone d’autore c’è stato un buon ricambio, anche dal punto di vista delle originalità delle proposte, è venuto meno un ampio pubblico e un mercato discografico ricettivo a ciò come invece era negli anni ’70-’80.
Il non evidenziare questo, anzi lasciarsi andare a critiche generalizzate, a mio parere dà l’impressione che tutti gli intervenuti non conoscano appieno materia, autori e fenomeno. Infine, tornando all’elemento scatenante… “se non si diverte lui, figuriamoci il pubblico”, scrive; ebbene, qui sta l’errore giornalistico e credo il motivo della reazione (a volte, è vero, esagerata e troppo incondizionata) dei fans: lei invece di esprimere la propria opinione si è arrogato il ruolo di pubblico tout court. Peccato non veniale per un giornalista. Che poi anche Vecchioni sia incorso in un errore facendo sfociare la propria amarezza nel leggerla in un scatenamento di claque è un altro discorso; me lo spiego sentendo come parla di questo suo ultimo disco… una passionalità che non gli avevo sentito per i precedenti. Evidentemente gli è costato e vederselo così tranciato, in apparenza acriticamente, l’ha ferito. E qui torniamo al discorso sui dubbi e le fragilità di cui dicevo.
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#8    13 Dicembre 2007 - 17:20
 
Magari gli interlocutori fossero tutti come lei, caro Marco.
A me sfuggono moltissime cose, e tutto sommato che mi sfugga il nome di battesimo di Modica (con tutto il rispetto) direi che è perdonabile.
Al di là (staccato: non stiamo - ancora - parlando di trapasso terreno :) ) del discorso sulla "mancata sensibilità", che mi fa un po' ridere ("se uno non ama quell'artista, vuol dire che NON LO CAPISCE, quindi è colpa sua...": scherziamo???), l'articolo era incentrato sui cantautori al tramonto, non sui cantautori che stanno vivendo l'alba.
Va da sè, poi, che io questi cantautori all'alba non li scorgo, e sì che di dischi ne ascolto e al Tenco non manco quasi mai. Chi salviamo, sotto i 40-45 anni, tolti i "soliti" Silvestri, Bersani, Fava e Capossela (e l'ultimo è di gran lunga il migliore)?
A me non vengono molti nomi in mente. Okay, Cristicchi sì. Jovanotti e Caparezza hanno il loro perché (e qui ha ragione Luca Sofri: il cantautorato sta cambiando, la figura del cantautore-profeta è in dissolvenza).
Se però mi vuole convincere che il futuro del cantautorato sono Moltheni, Alessio Lega e Paul (Tat)Anka, be', siamo un po' alla canna del gas.
Io, dei "grandi nomi", salvo solo Fossati, Paolo Conte e (non sempre) Guccini.
Lei, poi, scrive di "spiegarsi" la reazione adolescenziale di Vecchioni e la sua creazione di un thread-colonna infame: io no, non me lo spiego e lo ritengo tanto deprecabile quanto autolesionistico. Se un artista non accetta l'idea che la sua opera possa non piacere, non faccia l'artista o segua l'esempio di Ornette Coleman, che i dischi - a un certo punto - li incideva a unico uso e consumo di se stesso e di due o tre amici.
Sa qual è il problema? Che il pubblico, e gli artisti, sono così disabituati alla critica (per colpa di decenni di recensioni-marchetta e uffici stampa-sussiegosi) da gridare alla lesa maestà quando un giornalista osa scrivere che, forse, il Re non solo non diverte, ma è pure nudo (e non da ieri).
Riscriverei lo stesso articolo, parola per parola. Dubito, al contrario, che Vecchioni rifarebbe lo stesso (rumoroso) errore mediatico.
Grazie per la puntuta replica (non sono ironico).
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#9    14 Dicembre 2007 - 08:34
 
Chiaro che abbiamo opinioni differenti le quali offrono spunti che potremmo rimpallarci all’infinito, a cominciare dalla questione sul lato musicale della canzone d’autore. Non mi pare il caso, ma ci sono almeno due punti a cui mi sento di replicare ulteriormente anche per chiarire un fraintendimento. L’articolo era sì sui cantautori (storici) al tramonto, ma la lunga chiosa di Berselli, terminale e senza appello, generalizzava il discorso. Per cui perché innanzitutto togliere, come dice, i “soliti” Silvestri e compagnia (aggiungerei il sempre valido Chimenti) che non di rado producono lavori di buon livello? E poi se Moltheni realizza un gioiello come “Splendore Terrore”, Filippo Gatti e Modica esordiscono con dischi per i quali molti nei ’70-’80 avrebbero venduto l’anima al diavolo e Flavio Giurato dopo 23 anni torna con quello che è probabilmente un capolavoro, credo che la canzone d’autore sia ancora ben viva (se poi aggiungiamo quelli che si celano dietro alcuni gruppi, come Fabio De Min dei NonVoglioCheClara fino ai più estremi Simone Salvatori e Pierpaolo Capovilla rispettivamente dei Spiritual Front e Il Teatro Degli Orrori …). E’ solo diversa (d’altronde se De Gregori non può scrivere tutta la vita Alice, non è che la possano scrivere gli altri) e, soprattutto credo, sono mutati pubblico e mercato.
Riguardo la “sensibilità”… lungi da me dire una scemenza come “Vecchioni non le piace perché non lo capisce”. Quel che volevo dire è che la sua frase sul “vi insegno io a vivere” mi fa pensare che a lei non arrivi una chiave di lettura ed emozionale fondamentale dell’opera di Vecchioni; questo non significa che non capisce niente, ma che evidentemente la di lei sensibilità ha registri differenti. Io le offro quella chiave di lettura anche per spiegarle come mai, con sua grande sorpresa immagino, Vecchioni abbia ancora tanti ammiratori, ben più di 5 o 6. Quelli che ne apprezzano anche i mix tra citazioni storico-letterarie e vita presente, mentre lei li trova pallosissimi. Gusti diversi e nessuno va assolutizzato.
Tutto qui. Per questo… lei dice che riscriverebbe pari pari l’articolo; io -da lettore- colgo che la tesi che lo muove sia comunque male argomentata; e da uno che apprezza Vecchioni e trova che degli storici vi sia chi ha decisamente ceduto più di lui il passo alla mancanza d’ispirazione (Bennato, Dalla, Venditti… i primi 3 che mi vengono in mente, per non parlare del caso particolare di Pino Daniele) il di lei accanimento mirato su Vecchioni dava da pensare per la sua assolutezza e superficialità. Due cose tutto sommato venute meno in quella che ha chiamato la sua risposta “definitiva” e che in fondo hanno permesso questo nostro scambio; fosse stato così in principio, forse non si sarebbe scatenato il livore dei vecchioniani e magari dello stesso prof.
E poi su, ci pensi bene, brani come Figlia e Ninni hanno poco da invidiare alla grande Aida del buon Rino!
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#10    16 Dicembre 2007 - 01:50
 

L’ascoltare, abitudine al tramonto

Gentile Scanzi,
lei che se ne intende di vini sa che un buon Cabernet veneto, per giunta barricato, a meno di due euro al litro (non 0,75 l) si compra , fra i colli Euganei e l’est (se si è disposti a imbottigliarselo da soli). E lei (non del tutto) insegna che è l’etichetta a fare il buon vino.
Sono ammirato che fra omonimi, citi i Manfredi. E qui parlo soprattutto di un Max Manfredi magnifico, anche se adoro anche Gianfranco di “Magico Vento”.
Quando si dice, la musica classica è morta credo che un po’ di verità ci sia. Infatti tutta la sua novità (e non è poca) è nella interpretazione, a dire il vero non sempre ammaliante e percettibile come quella Gleen Gould.
Come scrive Wilde, la musica, è l’arte per eccellenza formale. Ma così è per la musica classica.

Ma tutte le canzoni popolari, fra le quali la canzoni d’autore, hanno margini di interpretazione non solo strettamente interpretative, ma anche testuali, paratestuali, stilistiche, sonore. La presenza del testo di per sé porta tutti i segni di eternità che ha avuto da Omero a oggi, la poesia, perfino in rime.
Non capisco perché se la poesia era indiscutibilmente in piena forma ai tempi di Pavese e Pasolini debba oggi considerarsi morta. Ma, tornando alla musica, anche il rock era morto fino a quando sono venuti i primi U2, poi le band di transizione come Nirvana e Jane’s Addiction, poi Deus, Pixies, Radiohead, eppure è nata da gente oggi (in Italia) scarsamente ascoltata come Elvis e Beach Boys.
In più il villaggio globale non è compiuto. Solo venti anni anni fa un maestro come Pagani partoriva con il poeta De André “Creuza de ma”. La commistione con altre culture è appena incominciata ed è molto interrotta da Centri di Permanenza Temporanea.
Lei si immagini un mondo dove veramente il buon vino non può essere mai centellinato. Dove chi fa buon vino non ha un luogo fisico dove farlo assaggiare, referenti, guide, critici.
Così i luoghi dell’ascolto della canzone, oggi, dove sono?
Ciò che mi permetto di contestargli è un titolo come “Cantautori, razza al tramonto” incentrando l’articolo su autori che lei reputa artisticamente logori e lo scarso spessore sel sua scientificità critica.
Lei, nei “post”, prende per esempio anche Paolo Conte, in parte difendendolo, citando dichiaratamente in crisi creativa. Qui, convengo con lei (questo si deduce), che "Elegia" è comunque un ottimo album.
Il fatto è che perfino un “Razmataz” di Paolo Conte in Italia non sia passato come un album (solo perché non è in lingua italiana), neppure come un musical, neppure come la colonna sonora di un meraviglioso film, forse il film più impressionante degli ultimi 10 anni assieme a “Histoire du cinéma di Godard” e “L’arca russa” di Sokurow.
Perfino Conte a problemi di comunicazione, fa della sua, a mio avviso falsa, crisi creativa la notizia per il TG.
Ma, ai nuovi cantautori (ma nuovi che calcano i palchi da venti anni), non c’è tg che offra attenzione. Non ci sono locali dove l’ascolto del testo sia data importanza. Il Sanremo Tenco va in onda a tarda serata, pochi giorni l’anno (in confronto "fuori orario" è una trasmissione commercialmente diffusa) con una presentatrice alle prime armi che non sa come fare interviste fare.
Allora passi che il Tenco sia a tarda notte montato male. Passi che il Marzullo cura trasmissioni sulla cultura, una sera sul teatro (Applausi), una sera cinema (Cinematografo), una sera letteratura (l’Appuntamento). Passi che il festival di Sanremo ci propina lagne per una settimana.
Passi che purtroppo, un Fabio Fazio, che fa una bella trasmissione, non si sforzi mai di spingere qualcuno che non sia già noto.
Ma se una persona intelligente come lei, che si fa strada scrivendo prima di tennis e poi di musica, per finire al vino, chiama i cantautori “Razza”, e li timbra come un etnia in fin di vita, sbaglia.
Lei fa benissimo, se la pensa così, di stroncare l’ultimo Vecchioni, di stroncare l’ultimo Battiato, di stroncare chi vuole.
Lo faccia pure, meglio album per album. E’ il suo legittimo e utile parere (meglio se lo fa un po’ più scientificamente, argomentando!). Mi spieghi le meraviglie dell’ultimo Fossati lei che lo ha studiato…
Stronchi pure il più giovane, il più inadeguato, il più emergente e sopravvalutato dei nuovi cantautori, rappettari, rokkettari, popolari, etnici e naif!
Ma non faccia di tutta un’erba un fascio.
Mi mette tristezza che nell’editoriale di un Gambero Rosso si racconta dell’era della pasta fresca surgelata nei ristoranti, come il dramma di una decadenza culturale-culinaria (in piena salute commerciale e televisiva), e a pagina dieci ci sia la pubblicità di un’azienda che si occupa di surgelati per ristoranti.
Come mi fa tristezza che alcune etichette rinomate di vini, vivano sul buon nome e non su una odierna buona qualità. C’è molta confusione.
Sappia insomma che la c.d. canzone d’autore italiana non è sostenuta da nessuno. Se lei parla di “razza” in declino, sappia che gli ultimi a risentirne sono quelli sui quali la critica era accentrata.
I primi che ne risentono? Chi ha vinto il premio Tenco quest’anno, chi lo vincerà il prossimo, anche i Max Manfredi o i Pino Marino “meritevoli” che lei si sforza di citare en passant! Scriva, se le piacciono, di loro.
Le fanno scrivere di loro o può scrivere solo di chi è famoso?
Ehm lo ammetto, il suo intervento, un po’ mette in difficoltà anche a me, che cerco di mettere su una rassegna a Bologna di gente che scrive canzoni e sa cantare….
Lei che se ne intende di vini sa che se tutta la stampa internazionale incominciasse a dire che il vino italiano non è più quello di una volta, citando il “Brunello”, l’”Amarone”, sa che gli ultimi a risentirne sarebbero questi vini, ma quelli emergenti che si stano facendo strada. E quella dei vini è un settore in Italia dove c’è salute.
Per favore, scriva ancora della canzone in Italia, ma non spari sulla Crocerossa, non generalizzi soprattutto nel titoli dell’articolo! Ed entri davvero nel merito, senza superficilia tipica dei quotidiani odierni. Parli bene di ciò che gli piace. O stronchi esattamente chi vuole stroncare.
A proposito, lei gioca a tennis? Sarei lieto di sfidarla…
Cordialmente,
Vito Contento
Critico cinematografico
Carte di Cinema, Il cubo
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utente anonimo

#11    16 Dicembre 2007 - 16:01
 
Per Stazione K:

Lei sostiene che:

1) L'articolo era mal scritto
2) La canzone d'autore sta benissimo
3) Vecchioni è (ancora) bravo

Io sostengo che:

1) L'articolo era buono, ha suscitato dibattito, se ne è molto parlato (e quasi sempre bene)
2) La canzone d'autore sta evaporando in una nuvola più nera che rossa
3) Vecchioni è (sempre stato) sopravvalutato.

Mi pare che le nostre posizioni siano inconciliabili (per quanto dialogare con lei sia piacevole).

Per Vito Contento.

Grazie per il meritorio e lungo contributo. Partiamo dalle cose serie: gioco a tennis, ho un bel servizio e dritto, cioè avrei l'ambizione di un Gasquet ma la realtà di un quasi Roddick (e questo fa incazzare). Quando gioco ho un carattere a metà strada tra Canè e Tipsarevic (tatuaggio escluso), e anche questo non aiuta.
Quindi con lei perderei, non so se con onore o no.
Sulla canzone d'autore: non generalizzo, bensì teorizzo e argomento. In un articolo di 80 righe non è che puoi avere la stessa completezza di un saggio.
Di "giovani" cantautori parlo da anni, esaurientemente. Alla "meraviglia" dell'attuale Fossati ho dedicato un ritratto intero per Giunti, per nulla agiografico.
I nomi che lei fa, da Pino Marino a Max Manfredi, li conosco e apprezzo. Ma resto dell'idea che con Gaber e De André ero abituato bene, che tolti due o tre "viventi" gli altri hanno tutti sbracato, e dopo di loro il diluvio (cantava Battisti, un altro gigante sottovalutato dagli stessi "soloni" che oggi esaltano Di rabbia e di stelle e il primo sbarbino "impegnato" che imbraccia la chitarra).
Insomma, esaltare i cantautori di oggi è giusto, ma equivale sempre a praticare la non so quanto nobile arte dell'accontentarsi, o del meno peggio.
Cosa penso del vino italiano si trova nel mio libro e, strada facendo, in questo blog.
Ah: la parola "razza" non l'ho mai usata nel pezzo (i titolisti sono persone DIVERSE da chi scrive gli articoli), ma potevo benissimo usarla. Sarebbe stato un altro tributo a Giorgio Gaber.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente AndreaScanzi

#12    17 Dicembre 2007 - 16:25
 
Ascolto Vecchioni da 30 anni, credo che la critica sia lecita , ma quando essa diventa accanimento la trovo sterile ed inappropriata.
Ho letto il suo libro su Fossati e l'ho anche trovato molto interessante, Fossati è bravissimo, ma non mi venga a dire che c'è un abisso tra lui e Vecchioni!
Poi mi cita Paolo Conte....niente da dire, ma se Vecchioni è ritenuto palloso , Conte dovrebbe essere da flebo!
Tenga sempre presente che un utente qualunque può permettersi di scrivere cose errate in quanto non fa danni a nessuno, ma un giornalista sa benissimo che la sua penna potrebbe diventare un'arma.
Non le piace Vecchioni? Liberissimo, scriva che non le piace, che la sua musica le concilia il sonno, ma non esageri con apprezzamenti pesanti che hanno tanto il sapore di un astio personale...anche perchè, così facendo, non offende solo il lavoro di una persona che da anni crede in quello che fa, ma offende anche quelle (magari scarse) migliaia di persone che da anni lo ascoltano e amano la sua musica.

Antonella
utente anonimo

#13    17 Dicembre 2007 - 19:18
 
Antonella, lei ha espresso un'opinione, che di per sè non può però assurgere a Verbo. Quel che per lei è accanimento, per me è normalissima critica: lo era l'articolo sulla Stampa (dove, lo RIPETO, erano contenuti 5 pareri più - a margine - il mio), lo è questo post che lei ha quotato, nel quale ho motivato e circoscritto i molti motivi per i quali ritengo "minoritaria" la carriera e l'arte di Vecchioni.
Non sta al fan decidere dove finisce la critica e comincia quello che lei definisce (esagerando, mi creda) "accanimento". E' la stessa tecnica censoria che ha tappato la bocca a Luttazzi: qui è satira, qua è volgarità. E chi lo dice? Chi lo decide? Serra? Sofri? Dall'Orto? Facci? Rocca?
Lei ha espresso opinioni, come le mie. Per lei Conte è da flebo, per me è un gigante. Dobbiamo prenderci a cazzotti per questo? Spero di no. :)
Un "utente qualunque" può certo esprimere qualsiasi parere, ma se sfocia nell'insulto e nell'attacco scriteriato e diffamatorio, spammando il web di falsità e livorosi attacchi personali, cessa di agire nel lecito (si faccia un giro nel Conclave dei Bandoleri Inconsolabili e poi mi dica).
Contro Vecchioni non ho NIENTE. Credo solo che non faccia nulla di musicalmente rilevante (a parte le eccezioni più volte citate) dall'80 a oggi. E' un mio parere. Non amo la sua musica ("musica" è una parola grossa), non amo i suoi testi ("testi" non sono una parola grossa).
Non ho nulla contro i vecchioniani. Ho tutto contro la maleducazione (quella firmata; quella anonima è da ricovero psichiatrico).
Credo che gli amanti di Vecchioni siano più di qualche scarso migliaio di persone; detto questo, non ho mai fatto coincidere qualità e quantità (anzi).
La ringrazio per le belle parole sul libro dedicato a Fossati, è gentile.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente AndreaScanzi

#14    18 Dicembre 2007 - 18:56
 
Gentile Scanzi,
le pongo concretamente alcune domande.

1- Sono o non sono gli ultimi successi artistici italiani musicali (e per tali intendo esperienze che non siano come meteure) collegati alla canzone d'autore?

2- Non è sorprendente che ciò accada senza luoghi di ascolto della canzone emergente e con il Premio Tenco in onda all'una di notte?

3- Non crede che il suo articolo apparso sulla stampa divenga ancor più che una stroncatura ad alcuni celebri e amati autori, ripeto in troppe poche righe (come lei stesso ammette), una stroncatura a un sedicente genere musicale?

4- Ci sono cantautori che lei ama, che lei trova in piena forma artistica, conosciuti o non che vorrebbe recensire?

5- Perchè sui quotiani la prassi è sempre lo dismisurato elogio o lo smisurato allarmismo?

6- Se dovesse fare un punto sulla canzone italiana parlerebbe solo dei maestri (per lei di un tempo) conosciuti? Non sarebbe serio, visto il tema delicato?
Perchè è un tema delicato. Qui stiamo parlando di quattro accordi, e va bene, ma il fatto è che la canzone in Italia è diventata la poesia italiana.
Da "disperato erotico stomp", a "quattro stracci", a "Canzone di striscio" a "Forse qualcuno domani" fino a " Il gusto del niente e del sorridere".












utente anonimo

#15    18 Dicembre 2007 - 19:22
 
Vito Contento (nella precedente mancava firma)
utente anonimo

#16    13 Dicembre 2008 - 13:07
 
La cosa che mi fa più sorridere di questa vicenda è il passaggio in cui, per accusare Vecchioni di ricorrere allo "spronamento della sua claque" anzichè risponderLe, lascia intendere che l'ormai atavico episodio Guccini-L'avvelenata-Bertoncelli sia stato più coraggioso o comunque più genuino, diverso insomma dalle risposte "forumistiche" di Vecchioni.
Invece l'episodio è identico; è solo che, a distanza di oltre 30 anni, è cambiato il mezzo; 30 anni fa l'unico mezzo dei cantautori era inserire nei propri testi la requisitoria; 15 anni fa sarebbe stata la Tv il mezzo più adatto; oggi è Internet.
Lo è anche per lei, a quanto pare....
Certo questo è un bel vantaggio; un blog lo si mantiene con pochi soldi, un giornale ha bisogno di vendere altrimenti fa la fine dei giornali defunti, su alcuni dei quali Lei pare abbia scritto, per sua stessa ammissione.
Ma, tornando a Bertoncelli, Lei spera di avere la stessa fortuna che ha avuto Riccardo, che poi è una tattica vecchia come l'uomo: se sei uno sconosciuto (io non ho mai sentito parlare di Lei, non l'ho neanche mai sentita rammentare per sbaglio e pensi che i miei hobbies principali sono la musica ed il vino......) con ambizioni di notorietà, attacca uno famoso, possibilmente vulnerabile (Vecchioni, con il suo inguaribile auto-celebrazionismo, era un bersaglio perfetto) e vedrai che se reagisce ti traghetta verso un minimo di fama, almeno tra quei 6/7 della sua claque (che sono sempre di più di "zero"....).
Obiettivo riuscito, complimenti.
Continuerò a comprare Cd, vedere film e scegliere il vino solo seguento il mio istinto; se ho scelto un film che non mi è piaciuto o un vino "corto", pazienza, anche questa è esperienza.
Ho sempre diffidato dei critici, non leggo quasi mai recensioni: forse in qeusto sono un po' auto-referenzialista.
Come Lei.
E come Vecchioni.
P.S. Questa è la mia mail: gianluman@hotmail.com

Sarò ben lieto, qualora Le interessasse, di rivelarLe il mio nome e cognome; se invece Le fa gioco liquidare tutti commenti parlando più dell'anonimato di chi li scrive piuttosto che dei contenuti, faccia pure così anche con me.
utente anonimo

#17    15 Giugno 2009 - 00:22
 
sono senza parole
utente anonimo

Commenti

Chi sono

Utente: AndreaScanzi
Nome: Andrea Scanzi
Giornalista e scrittore. Scrivo ne La Stampa. Ho curato con Enrico Mattesini i testi dell'autobiografia di Roberto Baggio (Una porta nel cielo/Il sogno dopo, Limina 2003) e firmato Il piccolo aviatore (Limina 2002 Premio Sporterme), C'è tempo (PeQuod 2003), Canto del Cigno (Limina 2004 Premio Coni) e Ivano Fossati, Il volatore (Giunti 2006). Sono Sommelier e Degustatore Ufficiale Ais.


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