Il blog Vino24 mi ha chiesto di autointervistarmi, mandandomi una griglia di 30 domande da espletare in 5 minuti. Ne è nato questo video, girato nel mio studio da Massimiliano Bertozzi, che trovate qui.
Stasera sarò al Ristorante Aqaba di Sesto Fiorentino con Beppe Bigazzi. Presenteremo i nostri ultimi libri.
Devo, infine, una risposto agli amici di Rex Bibendi.
Andrea Toselli, in più forum, ha così scritto:
Sto leggendo “Elogio dell’invecchiamento” di Andrea Scanzi. Il libro rispecchia abbondantemente le ottime critiche che avevo letto e mi sento di consigliarlo a tutti, anche se mi sono letteralmente cadute le braccia quando, a pag. 94, ho letto:
“…quelli dell’AIS avevano chiuso il forum del sito ufficiale perchè era diventato un inverecondo ricettacolo di smidollati e un’anticipazione puntuale di questionari d’esami”.
Scanzi resta un’ottima penna e continuerò a leggere ben volentieri il suo libro, ma come giornalista mi ha deluso: in questo caso si è dimostrato l’apoteosi della disinformazione (mi auguro in buona fede). A parte il fatto che, come tutti sanno, i motivi della chiusura sono stati ben altri ed il Forum Rexbibendi ha poi proseguito imperterrito sulla strada smidollata, questionari compresi, dimostrando la miopia dei censori e l’inefficacia dell’azione censoria, mi piacerebbe conoscere la posizione del comunicatore Scanzi sull’anacronistico atteggiamento della dirigenza AIS nei confronti di un moderno strumento di comunicazione. Dopo aver ricordato, pur se in modo inesatto, i motivi della chiusura del Forum AIS, va riconosciuto a Scanzi il merito di avere utilizzato le successive 23 (ventitrè) pagine del libro nella redazione di un lungo elenco di possibili domande d’esame con le relative risposte, realizzando così un valido esempio di quell’utilissimo vademecum da lui precedentemente ricercato invano .Chissà se si è reso conto, secondo l’ottica AIS da lui riportata sul libro, che ora rischia di essere considerato uno smidollato……al quadrato!
Rispondo: E certo che sono uno smidollato al quadrato, dov'è la novità? Quelle 23 (ventitre) pagine le ho deliberatamente usate per immaginare una sorta di "bignami" pre esame da sommelier, era un gioco e un risarcimento a quegli smidollati (che in Toscana ha accezione positiva, va inteso come "furbacchioni") ingiustamente oscurati dal forum Ais. Ero pienamente in me quando ho scritto Come diventare sommelier in 100 mosse, mica in trance o sotto dittatura.
Il caso, caro Andrea, non esiste. La parola "smidollati" rientrava e rientra nel tono (auto)ironico del libro (e ancor più di quel capitolo). Infatti l'ho lasciata anche nella seconda edizione (e in quelle, molto eventuali, future). Né c'entra la disinformazione, parolone che riempie la bocca ma che nello specifico è speso male: alcuni membri dell'Ais mi spiegarono che il forum fu chiuso perché "anticipava le domande" (e ovviamente io, da smidollato, prima dell’esame ero andato in cerca di quello: lo scrivo - sempre in chiave ironica - nello stesso capitolo). Il "comunicatore Scanzi", dell'Ais, pensa moltissime cose positive, e sono felice che molti lettori si siano iscritti all'Ais dopo aver letto il mio libro (questo dato, da solo, dimostra come quei pochi soci che si sono impermalositi per il testo, non brillino né in apertura mentale né in capacità di lettura). Nello specifico, trovavo e trovo che aver chiuso il forum sia stato sbagliato, inutilmente censorio e certamente anacronistico.
Per finire, caro Andrea, grazie per le belle parole (che ricambio: cito Rex Bibendi anche nell'intervista a Vino24) e un consiglio: come diceva Edoardo Bennato, non farti cadere le braccia. Non per così poco, almeno.

Nel sito di Gambero Rosso c'è un thread dedicato ad Elogio dell'invecchiamento.
Riporto qui alcuni commenti, con le mie risposte.
1) E' in libreria, per la collana Strade Blu di Mondadori, "Elogio dell'invecchiamento" del giornalista-scrittore aretino Andrea Scanzi. Prendendo le mosse dalla sua partecipazione ai corsi per sommelier organizzati dall'A.I.S., Scanzi si addentra nel mondo del vino (quello italiano in particolare).
Sicuramente da leggere e, prendendo a prestito le parole di Franco Ziliani su www.sommelier.it, il libro è "scritto con scanzonata ironia, con uno stile narrativo molto fluido e godibile".
Corrado
Grazie, Corrado. Sì, volevo che fosse un libro "scanzonato" (please, evitate battute sul mio cognome, ci convivo dalla prima elementare). E' stata una scelta stilistica deliberata e, credo, decisiva per il suo "successo".
2) (Ovviamente?) ancora da leggere, ma un caro saluto all'ex collega "Rui" Scanzi nel caso dovesse imbattersi in questo topic, per me una delle più abili e versatili penne d'Italia e per molti versi un esempio.
P.S. Quanto mi (ci) manca Garrincha…
Redisasso
Che esagerato, Redisasso. Per la cronaca, "Garrincha" (per l'esattezza Garrincha - Oltre la traversa) era una mia vecchia rubrica che tenni su Mucchio Selvaggio - più o meno - tra il 1999 e il 2002: prendevamo un calciatore e gli davamo i voti, coinvolgendo amici e ospiti illustri (Guccini, Gene Gnocchi, etc). Oggi non potrei più farla. Ho felicemente abbandonato il calcio da tre anni (l'ultima partita da me vista, allo stadio, fu la ferale Grecia-Portogallo, finale Euro
Detto questo, perché "ex collega"? Ci conosciamo?
3) Ho letto anch'io il libro in questione e mi è risultato molto gradevole e scorrevole
Non sono molto in sintonia con gli accoppiamenti vino-politica ma per il resto è un libro che val la pena di comprare.
Perbaccobari
4) Ne parlammo a pranzo da te, in effetti quella di accostare vino e politica mi sembra una sciocchezza. Oddio, è carino come giochino ma dopo qualche riga si è già stanchi.
Vignadelmar
Suvvia, era solo un gioco, un alleggerimento. Non fate troppo i khomeinisti. Continuo a pensare che, come idea, sia riuscita (e anche come realizzazione). Era il mio omaggio al Francesco Nuti di Caruso Pascoski (lui abbinava gli affettati) e devo dire che anche come "lancio" del libro ha funzionato. E' chiaro, poi, che seriamente non credo che il sangiovese sia democristiano e il pignolo dipietrista (per quanto, a pensarci, qualche abbinamento ha la sua verità ideologica: pensate al Muller Thurgau...).
5) Anch'io ho un buon ricordo di Scanzi sul Mucchio..però era troppo impallinato con Rui Costa. Ora cerco il libro ma se si firma con un altro pseudonimo tipo Rui Scanziaia lo lascio li.
Hansen
Hai ragione, ero "impallinatissimo" con Rui Costa. Un po' era vero e un po' ci marciavo. Tranquillo, però, adesso niente più pseudonimi (a parte Gil Grissom, ovvio).

Mea culpa. Mi sono colpevolmente dimenticato di citare su questo blog la bella intervista che mi ha fatto Barbara Condorelli, conduttrice del programma radiofonico Prima del giorno (Radio Due). Il suo spazio ha un orario molto estremo, dal lunedì al venerdì, dalle 5 alle 6 di mattina.
Ogni tanto mi diverto a vedere dove e come è citato Elogio dell'invecchiamento sul blog. Si scoprono cose curiose.
Ad esempio, a questo link, un blogger ha citato un passaggio del libro come "senso" del vino (a volte mi capita, di rado ma mi capita: scrivo cose che mi paiono normali, e poi qualcuno le trova "eccezionali": Guccini, tutto questo, lo chiamerebbe "iato" tra gusto dell'autore e gusto del pubblico).
In ogni caso, il passaggio citato è questo:
"[...] Il prezzo non è per forza indice di qualità. O, meglio, lo è se hai le chiavi per interpretare un vino. Altrimenti sono soldi buttati via. Un inutile dispendio economico, uno sfoggio smargiasso di prosopopea. Il prezzo è indice del lavoro che c'è dietro quella bottiglia. Del tempo che si è dovuto spendere, e attendere, per arrivare al giorno in cui era lecito berla."
Andrea Scanzi, Elogio dell'invecchiamento.
Venerdì scorso sono stato a Pàvana, nell'appennino Tosco-emiliano, luogo reso celebre da canzoni e libri di Francesco Guccini. Era in programma l'anteprima-presentazione del (bel) libro di Brunetto Salvarani e Odoardo Semellini, Di questa cosa che chiami vita (Il Margine Editore).
Non l'ho ancora letto, ma neanche a farlo apposta il retrocopertina contiene un riferimento agli astemi che condivido in pieno (e certo condivide anche Guccini). "Mentre parlava, tirò fuori da un cassetto della scrivania una bottiglia di acquavite e me la offrì con aria conciliante. Quando rifiutai, buttò giù un lungo sorso e sentenziò: "Gli astemi nascondono sempre un segreto vergognoso. Qual è il suo, dottore?"".
E' uno dei vini-mito, un Gronchi Rosa dell'enologia italiana: raro, quasi introvabile. Lodatissimo. A ragione.
La mia zona - provincia aretina - ha tre vini universalmente lodati: Syrah Il Bosco D'Alessandro, Galatrona di Petrolo, Caberlot del Carnasciale. Gli ultimi due nascono a Mercatale Valdarno, l'uno (merlot) a un passo dall'altro.
Il Carnasciale ha un unico, grande difetto: il prezzo. Imbottigliato solo in magnum (un litro e mezzo), 2mila bottiglie (tutte numerate), 230 euro l'ultima annata 2004 (la magnum del 1999 vale almeno 300 euro).
Sono andato a visitarla con l'amico Marco Sensitivi de La bottega del vino di Castiglion Fiorentino.
La storia del vino ci è stata raccontata dall'enologo tedesco - da anni trapiantato in Italia - Peter Schilling. "All'inizio degli anni Settanta, l'agronomo Remigio Bordini trovò una pianta "inspiegabile" in una vigna abbandonata nei Colli Euganei. Sembrava cabernet franc, ma non lo era. Sembrava merlot, ma non lo era. Era un incroco naturale, in quella vigna e solo in quella vigna la pianta si era unita da sola. Bordini ne prese un "campione" e la catalogò nel suo Istituto Agrario emiliano, dandogli un nome qualsiasi, tipo L32".
Quell'uva strana è appunto il caberlot. A dargli questo nome Wolf Rogosky, un famoso pubblicitario tedesco, che negli anni Ottanta acquistò il podere del Carnasciale, a pochi chilometri da Montevarchi, 420 metri sopra il livello del mare. "Un giorno andò a cena al Cibreo di Firenze con la moglie Bettina, oggi titolare dell'azienda, e si innamorò di un vino fatto dall'enologo Vittorio Fiore. Volle contattarlo. Al tempo Rogosky aveva solo uliveti. Fiore vide la tenuta. Conosceva Bordini, spesso lavoravano insieme, lo presentò a Rogosky. Bordini gli parlò di quel vitigno strano, su cui nessuno aveva deciso di puntare perché non se ne conosceva produttività, qualità, caratteristiche. Rogosky accettò, sostituì interamente l'uliveto con il primo vigneto (proprio di fronte al podere) e chiamò quell'uva "caberlot", perché in effetti è un po' merlot e un po' cabernet franc, pur con una unicità tutta sua".
La prima annata è del 1988. Oggi sono stati acquistati altri due vigneti, uno a 200 metri dietro il crossdromo e uno in pianura. Il marchio è stato registrato, l'agronomo Bordini ha garantito che non darà la pianta a nessun altro.
Il Caberlot è un vino straordinario, che merita tutti i premi ricevuti (anche quest'anno, per quel che vale, ha ottenuto i Tre Bicchieri, i Cinque Grappoli e la votazione più alta dei vini aretini nella Guida Espresso). La sua qualità eccelsa è anzitutto olfattiva, in un susseguirsi di note speziate e vegetali, tostate, fruttate e floreali: il suo bouquet è praticamente inconfondibile, dal pepe verde al cacao, dal peperone al tiglio, dall'eucalipto al finale mentolato. Vellutato ma non morbidone, un'ottima spalla acida, tannino difficile da addomesticare ma nobile, splendida struttura. Grandissima persistenza.
In cantina abbiamo degustato - direttamente dalle barrique, tutte di primo passaggio - l'annata 2006 dai tre vigneti. Quello più basso e giovane, curiosamente, aveva i profumi più ricchi (anche per via del legno di Vosges, meno invasivo). Il vigneto a 200 metri era più chiuso e più speziato (da legno Allier), ancora più impenetrabile il vino dal primo vigneto (quello da 400 metri, limite massimo per la crescita del caberlot). Il vino in legno Tronçais era ancora più marcato, più tostato.
Degustazioni di questo tpo fanno capire meglio di qualsiasi altra quanto il vino sia sfaccettato, complesso, affascinante. Io e Marco siamo stati anche i primi visitatori a sentire l'annata 2007 di caberlot: il vino all'olfatto era tremendamente ridotto, ma l'assaggio gusto-olfattivo lasciava presagire evoluzioni preziose.
La bottiglia finale - "rigorosamente magnum, il signor Rogosky voleva che fosse un vino da compagnia e sapeva che nella bottiglia grande si sarebbe evoluto in maniera migliore" - di fatto è un blend di questi tre vigneti, sapientemente mixati da Schilling e Fiore.
Da qualche anno è in produzione anche una bottiglia "minore" (si fa per dire, 50 euro), Il Carnasciale, sempre dalle stesse uve e dagli stessi vigneti, ma ritenuta meno nobile dagli enologi: "Ci serve non tanto per avere più clienti, ma per selezionare ulteriormente il Caberlot". Una sorta di bottiglia "ricaduta" (ma degnissima).
La magnum Caberlot - rigorosamente caberlot in purezza, l'azienda non coltiva altri vitigni - sosta 21 mesi in barrique e 18 in bottiglia prima della messa in commercio.
Trovarlo è difficile, acquistarlo è doloroso. Ma che gran vino, diamine.
Chiedo scusa per ieri, non ho scritto nulla (ho una scusante: ero a bere vino e dialogar cantando con Francesco Guccini a Pavana).
Il Neverending Elogio (non me ne voglia Bob Dylan) si arricchisce di date. Ecco le prossime.
Domenica 19 novembre, nell'inserto letterario del Sole 24ore, la rubrica Parola di libraio era dedicata alla Libreria Rinascita, in via delle Botteghe Oscure a Roma. Tra i quattro libri consigliati, il titolare Riccardo Pasini ha avuto la bontà di inserire Elogio dell'invecchiamento (per la cronaca, mi ha messo accanto a Cristina Comencini, Bjorn Larsson e Giuseppe Monticciolo-Vincenzo Vasile). Grazie!