Elogio dell'invecchiamento

Il blog ufficiale del libro "Elogio dell'invecchiamento" di Andrea Scanzi, edito da Mondadori.
domenica, 28 ottobre 2007

Segnalazione: Vino al Vino

ziliani

Franco Ziliani ha nuovamente parlato di Elogio nel suo blog Vino al Vino.
Nel ringraziarlo ulteriormente, mi permetto di riportare anche alcuni commenti dei navigatori del suo sito, che mi hanno inorgoglito.

Vino al vino

il blog di Franco Ziliani

25 Ottobre 2007

Elogio dell’invecchiamento. Intervista ad Andrea Scanzi

Se esistesse un ipotetico “Oscar di Bacco” per il volume più divertente e originale, il più simpatico da leggere, tra quelli dedicati al vino pubblicati quest’anno, non avrebbe sicuramente concorrenti. Sto parlando di Elogio dell’invecchiamento, sottotitolo “Viaggio alla scoperta dei dieci migliori vini italiani (e di tutti i trucchi dei veri sommelier), (Mondadori, 315 pagine 15,50 euro) opera del giornalista (collaboratore della Stampa) e scrittore, nonché sommelier e degustatore ufficiale A.I.S., Andrea Scanzi, aretino 33enne. Scritto con scanzonata ironia, con uno stile narrativo molto fluido e godibile, il libro è un viaggio a tappe nel mondo del vino. Un itinerario che parte dalla formazione sommelieristica dell’autore con l’A.I.S. di Arezzo per portarci in giro nell’Italia del vino, con ritratti di produttori e di vini “archetipo” (Barolo, ovviamente, il Brunello di Montalcino del grande Franco Biondi Santi, l’Amarone, “il mito dei miti” alias il Sassicaia, ma anche il Verdicchio, quello, stupendo, di Ampelio Bucci, il Pinot nero, il Picolit, l’Aglianico ed il Lambrusco) e per completarsi con considerazioni, acute e spesso controcorrente, (fa particolarmente piacere vederlo definire la barrique “un’arma a doppio taglio” o definire “la guerra del Barolo scontro d’identità” dove “i modernisti” fanno spesso ricorso ad “una serie di scorciatoie”) dedicate ad un universo, quello del vino italiano di oggi, luminoso, certo, ma non privo di zone d’ombra.
In questa ampia intervista, pubblicata nello spazio delle news del sito Internet dell’A.I.S. Andrea Scanzi
racconta la sua idea del vino, la sua allegra, non fossilizzata né polverosa visione della sommellerie, le sue predilezioni vinose, quello che gli piace e quello che invece no. Lo fa con un piglio, un brio, una vivacità, con una ventata d’aria fresca che non possono che colpire. E conquistare il lettore.

2 Commenti a “Elogio dell’invecchiamento. Intervista ad Andrea Scanzi”

1.      Gran bel personaggio Andrea Scanzi. L’intervista rivela molto bene la sua personalità e il suo approccio al vino eviscerato da qualsiasi luogo comune. Ottima intervista, Franco!

2.      Ottima intervista. Sono d’accordo. Premesso che mi leggerò il libro (e non sarà certo il primo “consigliato” da Franco) sono TOTALMENTE d’accordo su quanto dice Andrea riguardo al sommelier. Mi piace poi che tra i vignerons preferiti sia citato Bruno Gottardi (Unterland-Bassa Atesina), del quale, avendo la fortuna di conoscerlo e di essere stato (tra i pochi privelegiati credo) a visitarne l’azienda, non mi stanco mai di elogiare non solo la bravura (anche se recentemente, a mio parere, eccede un poco con le riserve e con il legno: crf Blauburgunder Riserva 2000) ma soprattutto la semplicità e la modestia, doti non comuni, mi pare, tra i grandi del vino.Un grazie a Franco anche per questa segnalazione. Luciano

postato da AndreaScanzi alle ore ottobre 28, 2007 17:03 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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domenica, 28 ottobre 2007

Recensione: La piccola casa

elogio
Max, nel suo blog La piccola casa, ha parlato con toni affettuosi di Elogio. Ne ha dato notizia in un post su questo blog.

Lo ringrazio, riportando integralmente le sue parole.

Ho terminato l'ottimo libro di Andrea Scanzi

Ieri sera ho terminato di leggere l'ottimo libro di Andrea Scanzi: Elogio dell'invecchiamento.
Andrea Scanzi è un giovane giornalista e scrittore nonché sommelier e degustatore ufficiale A.I.S. in questo libro racconta sia pregi e difetti, miti e leggende, di quelli che secondo lui sono i dicei migliori vini italiani (Barolo, Amarone, Sassicaia, Pinot Nero, Metodo Classico, Verdicchio, Picolit, Lambrusco, Aglianico del Vulture, Brunello) dedicando un capitolo ad ogni vino e isnerendeo altrettanti capitoli che spaziano dagli esami per diventare sommelier, a come evitare o diminuire l'hang over, passando dalla domanda se e perché i vini costano troppo.
Lo stile è molto fluido e appassionante, quasi un incrocio tra un articolo giornalistico e un romanzo, inoltre può essere letto da chiunque, anzi è un ottimo modo per avvicinarsi al fantastico mondo del vino.
Insomma lo avete capito è un libro che consiglio veramente a tutti e tutte!
(www.lapiccolacasa.blogspot.com)
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domenica, 28 ottobre 2007

Recensione: Gola Gioconda

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Il trimestrale (e sito internet) Gola Gioconda, il cui ultimo numero è interamente dedicato alla rassegna fiorentina Degustibooks a cui ho partecipato stamani, ha recensito Elogio dell'invecchiamento.
L'autrice è Daniela Lucioli, che non conosco ma mi dicono essere mia conterranea.
Sotto riporto la sua recensione.
Sono appena tornato dalla intensa tre giorni dell'Elogio Tour (Decanter, Salone del Vino, Degustibooks). E' andata bene, il libro sta raccogliendo consensi (e ho pure scoperto che gli aspiranti sommeliers Ais lo usano di "nascosto" come libro di testo pre-esame, non senza un certo scontento dei "professori": grazie ragazzi!).
A Torino, con me e Paolo Massobrio, c'erano anche Antonio Picozzi di Papillon, i ragazzi "Sovversivi del gusto" e, tra il pubblico, Gigi Garanzini e il mitico Flavio Roddolo.
Grazie a tutti.

p.s. Le vostre lettere stanno aumentando, vi giuro che faccio il possibile per rispondervi. Presto ne pubblicherò altre qui nel blog. Promesso.

www.golagioconda.it

Dieci bottiglie da salvare

Dieci bottiglie che raccontano l’Italia. Non è la superclassifica delle migliori etichette nostrane, ma un elenco dei vini che sarebbe bene salvare da catastrofi future! Sono vini dal gusti autentico, unico che Andrea Scalzi propone nel suo nuovo libro sul vino, a metà tra “Sideways” e “Mondovino”. Scritto con stile piano e gradevole dal giornalista sommelier professionista che propone un parlamento del vino, dopo aver sostenuto che anche i vitigni hanno un’inclinazione ideologica dove “il moscato è diessino e il prosecco leghista”, nel libro si alternano capitoli interessanti e informativi ad altri piacevolissimi che raccontano storie di vini, di terre e di gente del vino. È il libro giusto per chi vuol bere in tutta tranquillità senza troppi discorsi.
(Daniela Lucioli)
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giovedì, 25 ottobre 2007

Domani sera su Decanter, Radio Due (ore 21-22.30)

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Domani sera sarò ospite della trasmissione di Radio Due Decanter, di cui sotto riporto le caratteristiche e i conduttori.
La puntata di domani, 26 ottobre, andrà in onda - dalle 21 alle 22.30 - dal Lingotto di Torino, sede del Salone del Vino, dove Decanter avrà il suo stand e da cui trasmetterà.


Decanter: "l'eno-gastronomia dell'etere".


Federico Quaranta e l'inutile Tinto sono ormai maestri a guidarci nei sentieri del gusto, tra i retroscena e le curiosità dei perfetti abbinamenti tra vino, cibo e salute. Decanter, che posto interessante, tra un boccon di vino e l'altro ospita i più importanti nomi della cultura enogastronomica italiana per raccontare segreti e curiosità dei sapori della nostra cultura. E poi ancora tanti gli ospiti che siedono accanto a Fede e Tinto, alla scoperta di gusti e virtù dei personaggi del momento (dal lunedì al venerdì, ore 21-22.30).

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giovedì, 25 ottobre 2007

La dedica di Paolo Massobrio

Sabato presenterò Elogio dell'invecchiamento al Salone del Vino di Torino. Con me ci sarà Paolo Massobrio, che parlerà della sua nuova edizione de Il tempo del vino.
Sotto vi riporto il comunicato stampa dell'evento.
Paolo, senza che io lo sapessi minimamente, ha avuto il buon cuore - e un pizzico di follia - di dedicarmi il libro.
Ho per lui una grandissima stima. Il suo Golosario è un mio acquisto fisso. La sua "recensione" era una di quelle che più attendevo (con un pizzico di paura).
La sua dedica è una delle cose più preziose di questa mia esperienza enoica.
Grazie, Paolo.

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ESCE CON LA STAMPA IL TEMPO DEL VINO DI MASSOBRIO

PRESENTATO IN ANTEPRIMA IL 27 OTTOBRE AL SALONE DEL VINO

CON LUI ANDREA SCANZI AUTORE DE L’ELOGIO DELL’INVECCHIAMENTO

 

Esce con La Stampa, venerdì 26 ottobre, Il Tempo del Vino di Paolo Massobrio, un lungo racconto scritto con il cuore, nel suo inconfondibile stile, ricco di aneddoti, curiosità, emozioni ed anche suggerimenti su come avvicinarsi al vino.

Ma soprattutto un viaggio nei vent'anni di vino in Italia, dallo  scandalo del metanolo, vissuto in prima persona in Piemonte al giorno d'oggi. Un racconto sulla rivoluzione nei consumi, ma anche negli ambiti produttivi delle principali realtà vitivinicole italiane.

“Gli anni del metanolo - dichiara Massobrio - segnano il passaggio storico dal vino inteso come prodotto di massa al vino che torna ad essere considerato per le sue straordinarie differenze ed individualità. Il pericolo dell’oggi è piuttosto l’appiattimento verso un vino tecnologico, secondo gusti che privilegiano certi mercati. C’è invece bisogno di un forte ritorno al territorio”.

Il Tempo del Vino (in edicola a 7,90 euro più il prezzo del quotidiano) è un libro imperdibile, che riporta l’assaggio del vino nella sua giusta dimensione: è per tutti - dice Massobrio - e ne vale la pena.

Il Tempo del Vino sarà presentato da Antonio Pigozzi, delegato del Club di Papillon di Torino, alle ore 16.00 (Sala Verde - Galleria Visitatori primo piano) di sabato 27 ottobre nell’ambito del Salone del Vino. Con lui Andrea Scanzi, giornalista, che parlerà del suo ultimo lavoro: L'Elogio dell'Invecchiamento edito da Mondadori (pag. 312, euro 15,50).

Entrambi gli autori scrivono su La Stampa ed hanno una passione per il vino. Entrambi hanno fatto un corso per diventare sommelier, a distanza di vent'anni l'uno dall'altro. Eppure la pensano allo stesso modo su molti vini e sul modo di consumarli. Non si sono mai incontrati, ma a leggere i loro testi pare che si stimino. Andrea Scanzi cita Paolo Massobrio ben tre volte nel suo libro, Paolo ha dedicato la ristampa del libro, edito due anni fa per Rizzoli, ad Andrea: "Ad Andrea Scanzi e al suo "Elogio dell'Invecchiamento", perchè il vino vero, come l'amicizia, ha bisogno del suo tempo".

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postato da AndreaScanzi alle ore ottobre 25, 2007 13:54 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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mercoledì, 24 ottobre 2007

Elogio sbarca al Salone del Vino (sabato)

Sabato avrò l'onore di presentare Elogio dell'invecchiamento all'interno dello storico Salone del vino di Torino.
Insieme a me ci sarà il grande Paolo Massobrio, che presenterà la sua nuova edizione (edita da La Stampa) de Il tempo del vino.
L'incontro avrà luogo dalle 16 alle 18.

Il giorno prima, venerdì, sarò ospite - sempre dal Lingotto di Torino - della trasmissione Decanter di RadioDue (ore 21).

Infine, domenica, come ultimo atto di un intenso weekend, presenterò Elogio dell'invecchiamento a Firenze, ore 11 (colazione con l'autore), all'interno della rassegna Degustibooks (Festival della Creatività) presso la Fortezza da Basso fiorentina.


invito salone del vino
postato da AndreaScanzi alle ore ottobre 24, 2007 14:02 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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martedì, 23 ottobre 2007

Intervista: Radioinblu

Oggi, tra le 15 e le 16, il circuito Radioinblu (www.radioinblu.it), distribuito nel territorio in più di 200 emittenti (ad esempio Radio Toscana Network), trasmetterà una lunga intervista realizzata da Marino Galdiero e dedicata a Elogio dell'Invecchiamento.

postato da AndreaScanzi alle ore ottobre 23, 2007 13:49 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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lunedì, 22 ottobre 2007

Intervista: Il Sito Ufficiale dell'Associazione Italiana Sommeliers

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Franco Ziliani, il noto franco tiratore del vino, nonché curatore del frequentatissimo blog www.vinoalvino.org, mi ha intervistato. Il nostro (lungo) scambio di considerazioni è da oggi ospitato nel sito ufficiale dell'Associazione Italiana Sommelier (www.sommelier.it),.
Ringrazio l'Ais e Franco Ziliani, per la gentilezza e lo spazio.
Posto anche qui l'intervista.


Archivio: L'intervista
22/10/2007 - Un sommelier ci guida alla “scoperta del vino”: intervista ad Andrea Scanzi

Un ipotetico “Oscar” per il volume più divertente e originale, più simpatico da leggere, tra quelli dedicati al vino pubblicati quest’anno se l’è sicuramente conquistato. Sto parlando di Elogio dell’invecchiamento, sottotitolo “Viaggio alla scoperta dei dieci migliori vini italiani (e di tutti i trucchi dei veri sommelier), (Mondadori, 315 pagine 15,50 euro) opera del giornalista (collaboratore della Stampa) e scrittore, nonché sommelier e degustatore ufficiale A.I.S., Andrea Scanzi, aretino 33enne.
Scritto con scanzonata ironia, con uno stile narrativo molto fluido e godibile, il libro (che dispone anche di un apposito blog dedicato) è un viaggio a tappe nel mondo del vino che parte dalla formazione sommelieristica dell’autore con l’A.I.S. di Arezzo (leggere il capitolo “il sommelier è un fingitore”) per portarci in giro nell’Italia del vino, con ritratti di produttori e di vini “archetipo” (Barolo, ovviamente, il Brunello di Montalcino del grande Franco Biondi Santi, l’Amarone, “il mito dei miti” alias il Sassicaia, ma anche il Verdicchio, quello, stupendo, di Ampelio Bucci, il Pinot nero, il Picolit, l’Aglianico ed il Lambrusco) e con considerazioni, acute e spesso controcorrente, (fa particolarmente piacere vederlo definire la barrique “un’arma a doppio taglio” o definire “la guerra del Barolo scontro d’identità” dove “i modernisti” fanno spesso ricorso ad “una serie di scorciatoie”) in un universo, quello del vino italiano di oggi, luminoso, certo, ma non privo di zone d’ombra.
Non un libro per “addetti ai lavori”, ma un libro che, ad ogni livello, sommelier in servizio permanente effettivo, oppure semplici consumatori, ha qualcosa da dire e lo fa, in maniera convincente e fresca, con il linguaggio della passione, di chi il vino lo conosce, lo frequenta intensamente, cerca di conoscerlo sempre meglio e lo ama, come
“uno splendido compagno di viaggio. Una scoperta continua”.
Ad Andrea Scanzi ho chiesto di raccontarci lo spirito di questo suo omaggio a Bacco, il suo rapporto con l’Associazione, la sua idea del vino. Proprio come nel libro, le cose che dice non sono mai banali e fanno riflettere.
Andrea, come nasce l’idea di Elogio dell’invecchiamento e come l’hai potuto realizzare? Come si è concretizzato strada facendo?
Mondadori mi aveva cercato già due anni fa, pochi mesi dopo il mio approdo a La Stampa. Voleva mettermi sotto contratto, cosa che mi riempiva di orgoglio e soddisfazione, solo che non riuscivamo a trovare l’argomento giusto. Poi, un giorno, sono andati nella “biografia” del mio sito Internet e hanno scoperto che stavo diventando sommelier. Mi hanno chiesto se me la sentivo di scrivere un libro “diverso”, nuovo, sul vino.
La sera stessa sono tornato a casa, ho aperto un Dolcetto d’Alba Superiore 2004 di Flavio Roddolo, e in mezzora ho buttato giù la scaletta di Elogio dell’invecchiamento (che in un primo momento doveva chiamarsi Profondo rosso). La casa editrice è rimasta entusiasta, una settimana dopo abbiamo firmato il contratto. Volevamo uscire a settembre, durante la vendemmia, e così è stato. E’ filato via tutto liscio.
La chiave di volta è stato il “doppio binario”: da una parte un viaggio in dieci terreni particolarmente vocati o significativi d’Italia, dall’altra un ironico dietro le quinte dei sommelier (e più in generale del mondo del vino) che facesse da contrappunto al libro e che non lo rendesse barboso, come spesso accade ai libri enoici.
Viaggio alla scoperta dei dieci migliori vini italiani, il sottotitolo del libro, ma con quali criteri hai scelto i dieci vini e li consideri davvero i migliori?

L’editoria vive (anche) di titoli accattivanti e un po’ forzati. In realtà i miei non sono i “dieci migliori vini italiani perché non credo alle guide/classifiche e perché non sono nessuno per stilare delle hit parade vitivinicole. Come spiego nel libro, più che “migliori”, i miei dieci vini/vitigni – anche se nel libro ne cito a centinaia – sono fortemente rappresentativi della realtà ampelografica italiana.
Penso al Lambrusco: fai fatica a ritenerlo migliore di un Valtellina Superiore, ma certo il Lambrusco racconta la sua terra molto più di quanto un banale Supertuscan possa raccontare la Toscana. Dei dieci vini, uno doveva essere un bianco, alla fine ho optato per il Verdicchio; uno doveva essere un vino dolce, alla fine ho scelto il Picolit; uno non poteva non essere un Metodo Classico, per raccontare tutte le tipologie di spumante (ho scelto il Franciacorta, anche se il mio preferito è l’Haderburg Pas Dosè).
Gli altri dovevano essere rossi, possibilmente da regioni diverse (con l’eccezione di Sassicaia e Brunello di Montalcino) e da vitigni diversi (ecco perché, una volta scelto il Barolo, non ho potuto dedicare un capitolo specifico a Barbaresco e Sfursat, che pure adoro e di cui parlo). Anche l’Amarone c’è perché ci “deve” essere: non se la sta passando benissimo, e nel libro lo dico, ma è un vino rosso particolarissimo, significativo, che tutti conoscono.
L’Aglianico del Vulture sa essere, al suo massimo, una gemma. Il Pinot Nero è notoriamente il vitigno più difficile, io lo definisco vitigno-Kiarostami perché fa molto cool dire che lo si adora: quello di Gottardi mi pare essere notevolissimo. Certo, così come Nick Hornby ha faticato a scegliere solo 31 canzoni, al tempo stesso io ho sofferto nello stilare la mia decina, ma è il problema delle “compilation”: non appena hai consegnato la tua lista, ti viene in mente un “titolo” che non hai inserito.
Elogio dell’invecchiamento non è un manuale per sommelier, non è un libro per eno-appassionati alle prime armi e presuppone, da parte del lettore, una certa “complicità” ed una conoscenza delle cose del vino: insomma, a che lettore si rivolge?
E’ un libro per tutti. Per curiosi, anzitutto. Per novizi, ma anche per esperti. E’ una maniera diversa, spero riuscita, per avvicinarsi col sorriso sulle labbra al mondo – affascinante e bizzarro – del vino. Anch’io mi sono posto il problema se davvero esistesse un “target” per il mio libro, ma a giudicare dalle vendite e dalla imminente seconda edizione forse la scommessa è vinta. Volevo scrivere un libro (auto)ironico, informato ma non serioso, brillante, scorrevole, secondo il vecchio detto per il quale apprendere divertendosi è la maniera migliore.
Elogio dell’invecchiamento
è un libro adatto a chi già conosce il vino, ma buono anche per chi ne è solo minimamente incuriosito. Mi piacerebbe che fosse un libro per chi ama leggere. L’ho scritto “di getto”, privilegiando l’immediatezza e la piacevolezza, ma dietro c’è una certa ricerca linguistica e – oserei dire - l’ambizione al “bello stile”.
La figura del sommelier percorre sotto traccia, come un filo rosso, l’intero volume ed in un paio di capitoli tu racconti il tuo percorso nell’Associazione, ma come ti sei avvicinato al vino e come sono stati i tuoi approcci enoici prima di avvicinarti all’A.I.S. ?

Ho sempre bevuto vino, ma soffrivo del fatto che la mia conoscenza fosse molto estemporanea, random. Detesto “non sapere” e l’A.I.S. è la maniera migliore per conoscere il vino. Seguendo i tre livelli, e diventando poi Degustatore Ufficiale, mi sono reso conto di come quel microcosmo si prestasse a essere raccontato con ironia, diciamo con l’occhio di un Pennac o un Benni. Tra le mie letture c’è sempre stato il Pepe Carvalho di Vazquez Montalban, tra i colleghi che più stimo c’è Gianni Mura: prima o poi dovevo imbattermi veramente nel vino. Sono curioso, amo ricercare e apprendere. Il vino è una strepitosa espressione di cultura popolare.
Come consideri oggi, da sommelier dotato dello status di “degustatore ufficiale”, la figura del sommelier ? Che cosa gli manca ancora per ottenere quel riconoscimento di chiave di volta nel discorso sul vino che penso gli spetti di diritto?
Il sommelier è una figura sostanzialmente astrusa al mondo esterno. Tutti lo conoscono, ma nessuno sa veramente chi sia, cosa faccia e cosa sappia. Al massimo si pensa a lui come a un bizzarro figuro col cucchiaione al collo e una capacità extraterrestre di percezione olfattiva. La sovraesposizione mediatica, paradossalmente, ha contribuito ad alimentare la confusione (e le caricature in stile Antonio Albanese). Credo che i sommelier dovrebbero prendersi un po’ meno sul serio, essere più curiosi riguardo a fenomeni significativi (penso ai “vini veri”) e parlare con un lessico meno autoreferenziale.
Quali sono gli aspetti della sommellerie italiana che ti convinco di più e ti rendono orgoglioso di far parte di questa famiglia e quelli che, invece, a tuo avviso meriterebbero di essere ripensati e rivisti?
Molte cose mi rendono orgoglioso di essere sommelier. La competenza, l’amore per il vino, la serietà dei libri di testo, la vitalità dell’associazione, l’essere stati spesso precursori nello studio applicato al vino (ad esempio sull’abbinamento cibo/vino). Come ti dicevo prima, mi convince un po’ meno la seriosità del lessico, la teatralità del cerimoniale, l’obbligo della divisa (ma quello è un problema mio, sono refrattario a qualsiasi divisa e in genere alle cravatte). Sarei meno chiuso nei confronti dei vini “diversi” ed eviterei troppa vicinanza con le aziende importanti. Inseguirei l’assoluta imparzialità di giudizio (ammesso che esista), memore delle “accuse” di Report e del meritorio exemplum della rivista Porthos.
Già che ci sono, abbasserei i prezzi di corso ed esami, aumentando il livello delle bottiglie aperte durante i corsi. In linea di massima, sono (molti) più gli aspetti positivi di quelli negativi. L’A.I.S. va però vista come un punto di partenza: se, dopo aver dato l’esame, ti “siedi” e non studi più, non sperimenti, non assaggi, il tuo status di sommelier diventa fittizio.
Nel libro mi sembra che tu guardi alla famiglia della sommellerie italiana con affetto e orgoglio di appartenenza, ma anche con una sorta di lucida ironia, sottolineando che, in fondo, sempre di vino si tratta e che il sommelier, seppure esperto, non è chiamato a salvare il mondo. Che senso ha, dunque, diventare sommelier oggi, a tuo avviso?
L’ironia va sempre avuta, evita la sacralizzazione e aiuta a vivere (e leggere) meglio. Oltretutto io non sono un esperto ma un curioso bene informato, quindi la prima cosa da fare era scherzare su se stessi. Oggettivamente non puoi non ridere quando senti un sommelier che, con faccia serissima e quasi rapita, come di fronte allo svelarsi del Terzo Segreto di Fatima sciorina i sentori olfattivi più assurdi (che so, il famoso goudron, il lisergico anice stellato o l’oscura pietra focaia). Il sommelier istituzionale si prende troppo sul serio e finisce con l’allontanare il novizio: questo è un male. Il sommelier deve essere un comunicatore, un istruttore solidale, un compagno di bevuta, non certo un guru astruso.
Non so se ha senso diventare sommelier oggi. So che per me ha senso apprendere, e la strada migliore per “scoprire” il vino resta quella dei tre corsi Ais (anche se non ho nulla contro i privatisti, per carità, purché realmente preparati).
Nel libro non manchi di sottolineare, con precisione talvolta spietata, le contraddizioni del vino italiano, dove spesso l’apparenza prevale sulla realtà. Cosa si può fare a tuo avviso per rendere più vero il vino italiano?

Non inseguire la moda, il gusto americanizzato o "napalizzato" (da Napa Valley). Valorizzare i vitigni autoctoni, esaltare la straordinaria ricchezza ampelografica del panorama italiano. Mi dà molto fastidio che un continente come l’Europa si sia fatta mettere in scacco da due critici americani, Robert Parker e James Suckling, prendendo per vangelo ogni loro afflato. Dal vino io voglio anima, unicità, emozioni. Non mi interessa la bottiglia perfetta, non mi piacciono i vini muscolari o inutilmente concentrati. Non sono contro la barrique: sono contro il suo uso indiscriminato.
E non sono neanche un “cultore della passerina” (che come sai è un autoctono, non una setta erotica) o un adepto acritico dei “viniveristi” e dei biodinamici: la loro esistenza, anzi, dimostra una patologia, ci dice che siamo stati costretti a “legalizzare” la tradizione contadina perché tutti la stavano abbandonando. Se dovessimo ridurre la situazione ampelografica a una lotta manichea tra tradizionalisti e innovatori, io voto per i primi.
Non mi interessa che un Barolo sia pronto dopo due o tre anni, perché un Barolo non può essere pronto subito. Mi interessa che un Barolo sia Barolo, che un Barbaresco sia Barbaresco. Tra un Brunello Biondi Santi e un legnosissimo – ma glamour - Casanova di Neri prendo il primo tutta la vita (con buona pace di Suckling).
E per quanto adori il Lambrusco, trovo che quelli – pur buonissimi – di certe zone di Modena, come il Metodo Classico Bellei, rischino di essere troppo “estetizzanti”, ambiziosi. Il Lambrusco non è uno Champagne, il suo ruolo è quello di fare compagnia con discrezione, di essere proletario e ruspante. Per questo, pur sapendo benissimo che un Vigna del Cristo di Cavicchioli e un Premium Chiarli sono “più buoni”, alla fine trovo più “veri” e meno nobili Campanone di Lombardini o Gran Rosso del Vicariato di Quistello.
Che cos’è per te Andrea Scanzi, oggi, il vino e che importanza ha nella tua vita?
Il vino è un ottimo modo per capire cosa proviamo per il nostro passato e cosa stiamo preparando per il futuro. E’, per dirla con Jonathan Nossiter, il regista di Mondovino, “il guardiano della civiltà occidentale”. E’ uno splendido compagno di viaggio. Una scoperta continua, una deliziosa sciarada. Un insostituibile cavatappi dell’anima, come la musica.
Si degusta sempre anche quando si beve? Insomma, il degustatore, specie se di formazione sommelieristica, è sempre in servizio permanente effettivo anche nel caso di una cena con gli amici o i parenti?
Dipende cosa intendi per degustare. Se alludi alla cerimonia solenne che impari all’A.I.S., esame visivo/olfattivo/gustolfattivo eccetera, lo faccio solo per “lavoro” (durante le degustazioni) o per scherzo (quando sono in vena di sfottò con gli amici). Se intendi invece il tentativo di comprendere il vino che stai bevendo, allora sì, sono un sommelier in servizio effettivo permanente. Bere un vino senza “sentirlo”, distrattamente, significa fargli violenza.
Il consumatore italiano, a tuo avviso, ha ancora bisogno di “miti” (come possono essere il Sassicaia, il Monfortino, il Brunello di Soldera o di Biondi Santi), oppure è piuttosto alla ricerca di vini che siano solidi punti di riferimento e ai quali possa dare del tu?

Il consumatore che non sa, e che vuole far colpo sui commensali, si affida per forza di cose al mito, al tre bicchieri, al 96 centesimi o al cinque grappoli: non è che sbaglia, semplicemente sceglie la scorciatoia più percorribile. Via via però che ti addentri con cognizione di causa nel mondo del vino, cominci ben presto a diffidare della Guida (l’anagramma di “giuda”, non a caso), del mito, e cerchi un vino a cui dare del tu, buono quasi sempre più al secondo o terzo bicchiere che non al primo.
Nel libro compare una galleria di personaggi e di tipi umani notevoli, da Ampelio Bucci a Franco Biondi Santi: è molto importante per te il fattore umano, ovvero il fatto che dietro ad un grande vino ci sia un grande uomo (o una grande donna)?
Il fattore umano è fondamentale per me, come uomo e come scrittore. Di un vino mi piace pensare alla sua vita, alla sua unicità, come Virginia Madsen in Sideways. La vite è una pianta sembionte, una pianta-cane, finisce col somigliare al suo “padrone”. So bene che il Barolo migliore non è quello - pur buono - di Flavio Roddolo (i suoi capolavori restano il Dolcetto Superiore e il Bricco Appiani), ma Roddolo racconta le Langhe e le vigne delle Langhe: ne è testimonianza diretta e non filtrata. Così come Bucci racconta l’anarchia marchigiana del Verdicchio, Biondi Santi la nobiltà d’altri tempi del Brunello tradizionalista e il bassoatesino Bruno Gottardi l’eresia razionale – perdonami l’ossimoro – di credere nel Pinot Nero quando nessuno ci credeva. I vini migliori sono quelli che somigliano a chi li fa. Del resto, come diceva Aimè Guibert in Mondovino, “ci vuole un poeta per fare un gran vino”.
intervista a cura di Franco Ziliani

 
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venerdì, 19 ottobre 2007

Domani su La7: Gilles e Didier

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Domani, alle 20:30, partirà un nuovo programma di La7. Si intitolerà Reality, andrà in onda ogni sabato sera in prima serata e sarà composto da quattro storie, ognuna di dodici minuti. Due di attualità e due di sport.
Nella puntata di domani, una delle storie sportive, curata da Umberto Nigri, si intitolerà Gilles e Didier. Io, in qualità di autore de Il piccolo aviatore, biografia romantica di Gilles Villeneuve e mio primo libro, sarò una delle voci (e volti) narranti.
Se vi va, dategli un'occhiata. I "documentari" di Nigri sono una delle poche cose imperdibili della televisione italiana.

(da http://www.digital-sat.it/new.php?id=11247)

Domani, sabato 20 ottobre alle 20.30, prende il via su LA7 ‘Reality’, il nuovo magazine settimanale che punta sulla realtà vera e non su quella “ show”con quattro storie fra news e sport.
In questa prima puntata REALITY ricostruisce l’incredibile spy story McLaren-Ferrari e l’anno folle della Formula Uno per poi raccontare il rapporto di odio e amore che coinvolse in passato i piloti della Ferrari Didier Pironi e Gilles Villeneuve e che oggi rivive nel duo McLaren Alonso-Hamilton. Una storia che sembrò concludersi soltanto dopo la morte di entrambi, quando la vedova di Pironi chiamò i suoi due gemelli come la coppia di piloti: Gilles e Didier.
REALITY e' un programma ideato dal direttore delle testate News e Sport Antonello Piroso, curato da Umberto Nigri (sport) e Paola Palombaro (news)  e realizzato con la collaborazione del Tg de LA7.

postato da AndreaScanzi alle ore ottobre 19, 2007 17:47 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: scanzi la7 nigri gilles

giovedì, 18 ottobre 2007

Domani su RadioUno

Domani, 19 ottobre, interverrò nel programma Tornando a casa, in onda su RadioUno dalle 17.30 alle 19, condotto da Enrica Bonaccorti e Luca Barbarossa.
Si parlerà di Elogio dell'invecchiamento.
Oggi, come anticipato, ho scambiato quattro chiacchiere a R101 con Tamara Donà, nella sua Ricarica di 101, immaginando quale vino sarebbe stato Giorgio Gaber (un Barbaresco, azzarderei) e quale Fabrizio De André (un Brunello di Montalcino tradizionalista, per la complessità; un Vermentino di Gallura, per attaccamento alla sua terra dell'anima, la Gallura).
Negli ultimi giorni ho ricevuto molte mail. Presto ne sceglierò qualcuna per il blog. Intanto, grazie a tutti.

postato da AndreaScanzi alle ore ottobre 18, 2007 18:50 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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Chi sono

Blogger: AndreaScanzi
Nome: Andrea Scanzi
Giornalista e scrittore. Scrivo ne La Stampa. Ho curato con Enrico Mattesini i testi dell'autobiografia di Roberto Baggio (Una porta nel cielo/Il sogno dopo, Limina 2003) e firmato Il piccolo aviatore (Limina 2002 Premio Sporterme), C'è tempo (PeQuod 2003), Canto del Cigno (Limina 2004 Premio Coni) e Ivano Fossati, Il volatore (Giunti 2006). Sono Sommelier e Degustatore Ufficiale Ais.


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